Il vescovo: “San Cassiano fa bene alla città”

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Con il canto del vespro, lodiamo Dio che ha donato ad Imola un testimone ed un intercessore insostituibile. Il martirio di Cassiano appare certamente doloroso, ma anche e soprattutto glorioso, tanto da rendere sopportabile, anzi fecondo, il male fisico e la sofferenza morale di vedersi aggredito dai propri alunni. La violenza subita si trasforma in un traguardo: è la conclusione del cammino di progressiva adesione a Gesù Cristo, di condivisione del suo destino, è il completo dono di sé agli altri. La morte diventa quindi gloriosa, non nel senso che sia fonte di notorietà o di plauso postumo, ma nel senso che manifesta la grandezza e bellezza di Dio, secondo quanto afferma Gesù: “Voi siete la luce del mondo … Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli” (Mt 5,14-16). Per questo, siamo convinti che san Cassiano “fa bene alla città”. Avere scelto un patrono, per una comunità civile (città, nazione, ma anche regione, associazione, azienda) significa avere raggiunto un’intesa ideale, avere maturato un’identità, fino a  riconoscersi in una persona concreta.

Siccome la città risulta composta di famiglie e delle loro aggregazioni, possiamo aggiungere che san Cassiano fa bene anzitutto alle famiglie della città: patrocinia la continua riscoperta dell’unione coniugale come unione indissolubile di un uomo e di una donna, la parità tra i sessi, la solidità dell’istituto matrimoniale.

La città cerca di includere e integrare tutti, perché ogni persona è un dono unico per l’intera famiglia umana. Perciò si preoccupa non tanto di fornire servizi, ma prima ancora di rimuovere gli ostacoli alla maturazione dei figli in seno alla famiglia, di assicurare l’educazione scolastica, la promozione culturale e di favorire le varie forme di solidarietà tra gruppi familiari e ceti sociali, regolandole, sussidiandole e prevenendo le tensioni, prima che diventino conflitti.

L’opinione pubblica, grazie al buon senso popolare, comprende che l’istituto del matrimonio “non può essere valutato prevalentemente alla luce dei comportamenti di fatto e delle situazioni concrete che se ne discostano” (cfr Compendio della dottrina sociale della Chiesa, §217). Inoltre si rende conto che la diversità e complementarietà tra uomo e donna sono essenziali tanto per una feconda ed equilibrata vita di coppia quanto per lo sviluppo delle nuove generazioni.  Perciò, premesso il rispetto  dovuto ad ogni persona, non si può passare sotto silenzio quanto limpidamente è scritto nel Compendio della dottrina sociale della Chiesa (al n.228): “Mettendo l’unione omosessuale su un piano giuridico analogo a quello del matrimonio o della famiglia, lo Stato agisce arbitrariamente ed entra in contraddizione con i propri doveri”. La famiglia infatti viene prima dello Stato, anzi è la condizione stessa dell’esistenza tanto della società quanto dello Stato.

Rispettare tutte le persone non implica la rinuncia ad un preciso stile di vita e ad un progetto sociale definito, ad un patrimonio di valori condiviso, ad un’identità civica. Non si tratta di conservare il passato, ma di rispondere alle domande di fondo che ogni generazione si pone: domande di giustizia, di fratellanza, di riconoscimento effettivo dell’uguale dignità di ogni essere umano.

Lodando Dio per avere donato ad Imola san Cassiano, formuliamo anche una richiesta: con la sua intercessione, ci aiuti ad essere integralmente imolesi: capaci di vita civica, di essere soggetti attivi in quanto famiglie e gruppi di famiglie, capaci anche di accoglienza e condivisione.

+ Tommaso Ghirelli