Il violoncello di Custode Marcucci torna a suonare alla Vassura Baroncini

Il prezioso strumento è stato donato alla scuola dalla famiglia Garbesi. Sarà l'occasione per ricordare il liutaio romagnolo, soprannominato “Urlôn”

A sinistra Custode Marcucci, a destra il violoncello

Un prestigioso violoncello realizzato dal liutaio romagnolo Custode Marcucci sarà donato alla scuola di musica Vassura Baroncini di Imola. La cerimonia di consegna si terrà lunedì 10 giugno alle ore 21, nel cortile interno della scuola.
A donare lo strumento sono stati i figli del proprietario, Guglielmo Garbesi, per esaudire l’espressa volontà del padre di lasciare lo strumento alla scuola. Il liutaio Federico Bandini che lo ha restaurato illustrerà gli interventi compiuti per cancellare i segni del tempo e riportare lo strumento in condizione di essere suonato, come accadrà nel corso della serata grazie ad alcuni docenti della scuola.

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Marcucci, dalle gambe di legno agli strumenti
«Tale strumento, costruito da Marcucci ai primi del secolo scorso, era appartenuto al padre dei Garbesi, Guglielmo, il quale lo suonò anche durante la seconda guerra mondiale in ospedali e accampamenti per offrire momenti di evasione ai soldati» ricorda in una lettera al nostro settimanale Giovanni Baldini, che ha donato alla biblioteca della Vassura-Baroncini l’opuscolo del 2010 Personaggi di una volta. Libera carrellata sui santagatesi dell’otto-novecento. Custode Marcucci, opera di Decio Testi, Armanda Capucci e Giovanni Baldini. «Custode Marcucci (Lugo, 20 agosto 1864 – Sant’Agata sul Santerno, 3 dicembre 1951), soprannominato “Urlôn”, era nato a Lugo (il suo battesimo si conserva nell’archivio della chiesa Collegiata), ma si trasferì giovane con la famiglia a Sant’Agata, dove, il 13 ottobre 1894, sposò Annunziata Dalla Chiusa, dalla quale ebbe ben otto figli. Prima di dedicarsi alla liuteria (sono ben 57 gli strumenti a lui attribuiti), il taciturno “Urlôn” – vero e proprio ossimoro – era stato bottaio, meccanico di biciclette, costruttore abbastanza reputato di gambe di legno, fornite di meccanismo ingegnoso. Per tutti questi meriti, il comune di Sant’Agata sul Santerno l’ha fatto ambasciatore di Sant’Agata nel mondo, posizionando nei principali ingressi stradali del paese la targa marrone dedicata a lui, “liutaio di chiara fama”».


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