Ciclismo, addio a Raphael Geminiani. Al passaggio del Tour in Romagna l’omaggio dei suoi parenti di Lugo

Le Grand Fusil parlava correntemente il dialetto romagnolo, pur non conoscendo bene l’italiano. Ha corso con Bartali e Coppi, aveva 99 anni

L’ultima emozione (ciclistica) della sua lunga vita gliel’ha regalata il Tour de France, passando nella sua Romagna che gli ha dato i natali il 30 giugno scorso. Si è spento all’età di 99 anni Raphael Geminiani, ciclista e direttore sportivo che vanta origini lughesi, secondo in classifica generale al Tour del ’51.

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La famiglia Geminiani era originaria di Lugo: il padre Giovanni (Giumej), ciclista affermato nei primi anni ’20 e titolare di un omonimo negozio di costruzione, riparazione e vendita di biciclette, a causa di contrasti politici fu costretto a emigrare in Francia nel 1924, con al seguito la moglie e i figli Angelo e Polonia. Trovò lavoro come operaio presso la Michelin a Clermont-Ferrand, dove nacquero i figli Raphael e Rose-Marie. Per questo motivo Le Grand Fusil (come era soprannominato Raphael) parlava correntemente il dialetto romagnolo, pur non conoscendo bene l’italiano.
Geminiani ha corso con tutti i grandi campioni del suo tempo, tra cui Bartali e Coppi, che nel ’52 lo volle addirittura in squadra con lui nella mitica Bianchi. Abbandonate le corse, Geminiani diventò direttore sportivo di famosi ciclisti quali Roger Rivière, Jacques Anquetil nella Bic, di Rudi Altig e anche di Eddy Merckx a fine carriera nella Fiat France.
Pochi giorni fa, in occasione dello storico passaggio della Grande Boucle in Romagna, i suoi parenti italiani, la famiglia Mazzotti, ha voluto ricordare le sue imprese con uno striscione sui tornanti della Riolo-Brisighella. «Auguri, Gem ’99. Dai tuoi cugini di Lugo di Romagna». Un’ultima emozione, ciclistica, di una lunga vita.


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