Scuola, formazione e educazione – Editoriale

La filologia è amore per la parola. La parola non ha solo un significato, ha anche un accento, un sapore, un gusto, palpabile, secondo mille sfumature. La parola della mamma verso il neonato trasmette affetto, protezione, complicità. Con le prime parole dei bambini il mondo, sempre e di nuovo, rinasce e si rivela. 

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Ci sono due termini che qualificano la scuola e, al contempo, la travalicano. Una è la formazione. L’altra è l’educazione. La prima rimanda a un certo profilo culturale e/o professionale. Educazione significa trarre fuori, portare alla luce il buono che c’è in ciascuno di noi. Educare rinvia al socratico “conosci te stesso”. A quanto sosteneva sant’Agostino: in interiore homine habitat veritas (“nell’intimo dell’uomo risiede la verità”). La verità è dentro, ma può essere tratta allo scoperto. Ci rendiamo conto che l’educazione non è solo esteriorità: bon ton, galateo o “buone maniere”. Formazione è l’esito di un intervento volto a sollecitare conoscenze, competenze, abilità.

Quindi il movimento della formazione va dal fuori al dentro. Quello dell’educazione dal dentro al fuori. Ovviamente, la scommessa consiste nell’unire, in forme variate, formazione ed educazione. La persona, autonoma e responsabile, è dotata dell’equilibrio posto tra due fattori complementari. 

Si è creduto che la formazione fosse una priorità; ma altrettanto decisiva è l’educazione. Occupandoci di noi, del lembo di territorio in cui operiamo, il Circondario imolese, dobbiamo prendere atto che, tutto sommato, la somministrazione pluralistica di una formazione è garantita. 

Ma lo è altrettanto l’opera di accompagnamento che dovrebbe essere applicata perché tutti i nostri studenti diano il meglio di sé? È una domanda – e credo giusto rimanga come un pungolo alla riflessione – piuttosto che trasformarsi nel rito delle solite frasi fatte consolatorie e retoriche. 

Vi è un’offerta formativa. Ma è ancora più pressante una questione educativa. Proviamo ad occuparcene. Partiamo dalle piccole cose. Sui mezzi pubblici, treni o bus, non di rado capita di vedere, non solo giovani, ma adulti, allungarsi, scarpe comprese, sui sedili davanti a loro. Ecco, gli adulti, il loro esempio. Perché il messaggio educativo arriva se c’è reciprocità: educare è educarsi. 

Guai a pensare che i nostri giovani siano fermi al selfie della loro adolescenza inquieta. Dobbiamo aiutarli ad affrontare un cammino segnato da una trasformazione. Devono sentirci al loro fianco. 

Quella che mi piace chiamare la scuola eterna, serena, non ansiogena, né incline a risolvere problemi delicati e complessi con l’invenzione smart dell’ultimo istante, ha sempre agito sia sul piano della formazione, sia su quello dell’educazione.  

Sì, la scuola non è solo tecnicalità formative, è soprattutto missione educativa, nella quale, come suggeriva Fabrizio De André, anche se ci sentiamo assolti, siamo tutti coinvolti.

Marco Macciantelli
Dirigente scolastico dell’Istituto Alberghetti di Imola


 

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