Aprire gli occhi sulla santità

Quando gli atti dell’inchiesta di una Causa di beatificazione partono dalla diocesi in cui si è celebrata, è sempre un momento carico di significato. E se questo vale per le nostre Diocesi, che hanno una lunga storia, immaginiamo quanto possa essere motivo di entusiasmo per le Chiese di più recente fondazione. La Chiesa non è un’istituzione che promuove la storia, ma l’annuncio del Vangelo per il quale vivere. Facendo tesoro della storia. In antico non si parlava di Cause, né di beatificazione e canonizzazione. Il rapporto fra una Chiesa e i suoi Santi era una realtà che coinvolgeva la memoria, l’affetto, la fede, il senso di comunità. Riguardava la preghiera: fu uno switch notevole quando – lo attesta Sant’Agostino – la Chiesa si accorse che non stava più pregando per qualcuno, ma pregando qualcuno. Poi si sono fissati criteri e modalità. Nomi come Urbano VIII o il bolognese Benedetto XIV, il Magister, come viene chiamato. La Chiesa si fece carico così di un rischio grande: che la santità si riducesse a verifiche processuali.

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Per questo il Concilio ha dedicato un capitolo della costituzione sulla Chiesa alla chiamata di tutti ad essere Santi. Papa Francesco ha voluto rilanciare questa chiamata in una lettera al popolo di Dio, nella quale ha invitato tutti ad aprire gli occhi sulla santità, così come si manifesta nel quotidiano, vicino a noi. Su come la santità sia il modo più bello per rendere vivibile la vita. Quando gli Atti dell’Inchiesta di una Causa di beatificazione partono dalla Diocesi in cui si è celebrata è come l’affacciarsi di una Chiesa particolare sul mondo. Scendono a Roma. Affiancati a tanti altri, candidati ad essere venerati. Leggi Imolensis e subito dopo una Diocesi della Spagna (può non affascinare un lavoro così?!). Verranno letti da più persone, studiati secondo più competenze. Ci sarà chi li analizza per la forma, chi ne valuterà la credibilità storica e chi esprimerà per essi un giudizio di merito. Passeranno per le mani di italiani, spagnoli, francesi, polacchi o portoghesi. E poi, infine, di vescovi e cardinali. In ultimo, un cardinale ne parlerà al Papa e sarà lui a pronunciare una parola definitiva. E allora avverrà come il processo inverso: dalle carte alla vita. Si tornerà indietro da Roma e i documenti ridaranno forma a volti e a storie. Perché ci sia chi non preghi più per loro, ma con loro. E si senta meno solo nel suo domandare. Torneranno in un tessuto sociale, dove si scoprirà che le istanze cambiano nelle forme e nei modi. Ma, in fin dei conti, sono sempre quelle. Bisogno di ragioni autentiche che, dal profondo del cuore dell’uomo, gli facciano intuire che prendersi cura degli altri è il modo migliore per abitare sulla terra. Quando gli Atti dell’Inchiesta di una Causa di beatificazione partono dalla Diocesi in cui si è celebrata, ci si sente radicati nel Cielo per camminare sulla terra, dentro un abbraccio grande come il mondo e con l’altro, di cui prendersi cura.

Don Paolo Ravaglia
Officiale del Dicastero delle Cause dei Santi


 

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