Una non vale l’altra

Il tragico epilogo della vicenda della giovane pakistana Saman Abbas e gli esordi del suo processo ripropongono con drammatica evidenza il tema della presenza in Italia delle popolazioni islamiche, della loro integrazione nella nostra civiltà e del modo di rapportarsi con esse di parte del ceto politico di sinistra.
Molti suoi esponenti hanno reagito equiparando l’assassinio ai molti femminicidi che funestano il nostro Paese, negando ogni peculiarità di tipo culturale, sociale e religioso a questo orrendo delitto.
Come in passato ha giustamente osservato Michele Brambilla sulle pagine del Quotidiano Nazionale, l’equiparazione è palesemente infondata, per tre motivi: solitamente chi uccide una donna in Italia è un uomo che lo fa per motivi abietti, suscitando la giusta esecrazione di conoscenti e familiari, mentre qui sarebbe un intero clan familiare (madre compresa) ad avere pianificato ed eseguito il delitto; inoltre in Italia chi commette questo omicidio sa di avere compiuto un reato e suscita condanna e disprezzo in tutta la società, mentre in questo caso gli autori del crimine sono convinti di
avere agito in conformità al loro credo religioso…
e alla loro cultura e si sentono con la coscienza a posto; infine in Italia le giustissime reazioni a un femminicidio sono pubbliche e reiterate manifestazioni di esecrazione e solidarietà con la vittima, mentre in questo caso i silenzi, gli interventi tardivi e i distinguo si sono moltiplicati, soprattutto a sinistra.
Probabilmente questo approccio ha radici più solide e lontane, risalenti ai decenni postbellici e alla contrapposizione ideologica frontale tra l’allora Pci e la Chiesa Cattolica, quando il primo cercava in tutti i modi di inserire cunei nel monolite sociale e religioso allora rappresentato dalla seconda. E uno dei modi era quello di appoggiare, incoraggiare e privilegiare tutte le entità sociali potenzialmente antitetiche alla Chiesa Cattolica, anche a costo di minimizzare o ignorarne le caratteristiche socio culturali incompatibili con le democrazie occidentali. Mi sovviene in proposito un esempio non italiano e che non si riferisce all’Islam. Nella cattolicissima Polonia ai tempi della guerra fredda il regime comunista per la notte di Natale scelse di trasmettere in diretta televisiva sulla tv statale la messa celebrata dal metropolita della minuscola comunità ortodossa di Varsavia, ma non quella cattolica. Il medesimo principio, declinato in un periodo e in una realtà sociale diversi, che è stato lungamente attuato anche nei nostri territori.

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