Rimboccarsi le maniche

Le persone della nostra comunità sono abituate a rimboccarsi le maniche.
Lo hanno fatto e lo fanno con ancor più convinzione quando le situazioni da affrontare sono particolarmente avverse. Dal dopo guerra ad oggi la nostra comunità ha affrontato momenti di crisi ed è sempre riuscita ad uscirne positivamente.
In questi mesi, in queste settimane si stanno delineando situazioni che necessitano una mobilitazione collettiva senza precedenti.
Gli esiti della pandemia, peraltro ancora in corso, le conseguenze della gravissima aggressione russa nei confronti dello Stato ucraino, l’intollerabile rialzo del costo delle materie prime, l’inaccettabile prezzo dell’energia, l’inflazione crescente potranno acuire straordinariamente disagi e diseguaglianze anche in un territorio ricco e fortunato come il nostro.
Nel breve periodo forse potremmo anche affrontare e sopportare le conseguenze di questi fenomeni, ma nel lungo periodo, se non ci saremo rimboccati le maniche, potremmo anche noi correre il rischio di dover affrontare conseguenze senza precedenti. conseguenze sicuramente negative dal punto di vista economico, ma altrettanto sicuramente negative sul piano psicologico e quindi sono convinto ancor più gravi.
Dobbiamo quindi tutti, come Associazioni, Fondazioni, Enti privati, Enti pubblici, Istituzioni essere pronti, coordinati e soprattutto uniti nell’individuare priorità, strumenti ed iniziative volte a prevenire e contrastare disagi e diseguaglianze nascenti in forza di queste evenienze.
Importante quindi prendere coscienza e consapevolezza fin da subito delle aree di disagio e di diseguaglianza che potrebbero ampliare la propria dimensione.
La Fondazione Cassa di Risparmio di Imola, la nostra Fondazione, proprio per anticipare i tempi e farsi trovare pronta ha avviato l’elaborazione del proprio Documento di Programmazione Previsionale triennale; ha quindi in via propedeutica attivato un percorso articolato di ascolto del territorio locale e nazionale finalizzato a cogliere segnali, informazioni, indicazioni e suggerimenti. Non meno importante per la redazione del Documento è la propria esperienza maturata in 30 anni di profonda presenza nella comunità socio economica della Comunità.
Fin dalle prime fasi iniziali di tale percorso emergono chiaramente aree particolarmente critiche su cui ritengo sarà necessario che tutti insieme si vada ad esercitare riflessioni profonde e costruttive.
Voglio quindi condividere questi punti di forte attenzione che si sono individuati affinché fin da subito tutti noi ci si possa pre-occupare.
In generale abbiamo avuto conferma che la distribuzione della popolazione residente suddivisa per anno di età ha subito un repentino invecchiamento tra gli anni 2011 e 2021 evidenziando un mancato ricambio generazionale nelle fasce più giovani, a sua volta coerente con un processo di invecchiamento della popolazione. Calano infatti tutte le coorti di popolazione da 0 a 7 anni.
Diminuiscono anche le coorti dai 27 ai 46 anni, ovvero la parte più attiva e dinamica della popolazione e aumenta in maniera decisa il peso di tutti gli over 47. Aumenta leggermente solo il peso relativo dei ragazzi compresi tra gli 8 e i 26 anni.
Altro fenomeno rilevante registrato è l’aumentata dispersione scolastica, associata ad un calo delle competenze relazionali, specie in età adolescenziale.
Personalmente, e più in particolare e non necessariamente in ordine di importanza, inizio con il disagio abitativo. Mi riferisco alle difficoltà, spesso non palesate per vergogna, di coniugi separati che non potendo o giustamente non volendo riparare presso la casa dei propri genitori devono affrontare l’angoscia del dove andare a dormire. Sono famiglie distrutte, compromesse negli affetti, nei sentimenti, nella dignità e nei bisogni primari. È un fenomeno strisciante che registra casi in aumento.
Sempre in materia di disagio abitativo mi riferisco anche agli anziani che, ad un certo punto della loro vita ritrovandosi soli, facilmente non potranno essere in grado di essere totalmente auto sufficienti. La dinamica delle mobilità famigliari, del disgregarsi dei nuclei, del lavoro dei figli e dei nipoti oramai sempre più collocato a distanze non percorribili in giornata genereranno sempre più singole persone invecchiate e sole. Persone che oltre alla tristezza della solitudine dovranno affrontare l’ansia della gestione quotidiana, la preoccupazione delle incombenze amministrative e bancarie, le complicazioni delle utenze e delle imposte… Questa solitudine potrà rappresentare in futuro un dolore silenzioso, ma allo stesso tempo assordante.
Non meno grave è e sarà il fenomeno della povertà educativa. La crisi economica e valoriale che stiamo vivendo comporta e comporterà sempre maggiori carenze famigliari: i genitori non riescono e o non possono seguire i propri figli nel percorso scolastico e a volte perfino in quello educativo. Questo disagio comporta il fenomeno dell’abbandono scolastico che già registra preoccupanti segnali.
Probabilmente non è corretto catalogare la questione dell’orientamento scolastico tra la povertà educativa, tuttavia è necessario come attori della comunità interrogarsi se vi possa essere una modalità di orientare gli studenti e le famiglie in maniera più efficace e più coerente alle necessità delle attività produttive, pur sempre tenendo conto delle singole aspirazioni. Gli investimenti che si riterrà destinare ad un innovativo e condiviso orientamento scolastico saranno sicuramente portatori di significativi risultati: nell’interesse dei nostri giovani, delle nostre famiglie, delle nostre aziende e quindi della nostra Comunità.
Sempre in ambito di povertà educativa è opportuno prendere atto di una presenza importante sul nostro territorio di una popolazione straniera (circa il 12%): sarà opportuno impegnarci per una particolare attenzione alle fragilità educative degli immigrati di seconda generazione che spesso mostrano una integrazione solo di facciata. Anziché preservare la loro cultura di origine e su questa integrare la nostra, si ritrovano in un pericoloso limbo senza né l’una né l’altra con conseguenze che, senza disturbare le drammatiche esperienze delle banlieu parigine, potrebbero degenerare pericolosamente.
Continuando con le aree su cui, ed in questo caso possiamo ben dirlo, è indispensabile accedere i fari, è il fenomeno della povertà energetica. Le prospettive di normalizzazione dei prezzi dell’energia elettrica e del gas metano non sono affatto tranquillizzanti. I redditi delle famiglie sono e saranno particolarmente erosi da questi incomprimibili costi. Ma povertà energetica non è solo difficoltà di pagare le bollette, è anche l’attuale scarsità produttiva di energia rinnovabile. Vi sono strumenti come le CER Comunità Energetiche Rinnovabili che possono rappresentare un forte salto in avanti nella capacità del territorio di creare isole di indipendenza energetica. La nostra Fondazione in questo momento sta collaborando con i Comuni del circondario per formulare un progetto diffuso che possa accedere ai fondi del PNRR.
Probabilmente meno sentita, ma altrettanto rilevante è la diseguaglianza di genere. Ancora troppe sono le differenze di remunerazione, di possibilità di carriera, di affermazione in capo al genere femminile. Certamente l’evoluzione positiva culturale in questa materia degli ultimi anni ha fatto passi da gigante, ma ancora troppe sono le differenze. La Comunità può dare un proprio contributo attraverso investimenti finalizzati a rendere il bilanciamento vita e lavoro più accettabile. Consentire alle famiglie (e non solo alle donne) di poter gestire il tempo del lavoro in armonia con il tempo dei bisogni famigliari significa dare più possibilità e speranza alle persone e conseguentemente guardare con ottimismo la nascita di nuovi bimbi.
Tante altre sono le situazioni di disagio e diseguaglianza che tutti noi osserviamo e ed affrontiamo. In questo “tutti noi” dobbiamo ben evidenziare l’insieme del Volontariato che con dedizione, passione, disinteresse personale colma tantissime differenze e povertà. Il volontariato rappresenta una colonna portante per lo sviluppo sociale del nostro territorio. Allo stesso tempo il volontariato potrebbe manifestare nei prossimi anni un’area di forte debolezza. Due le ragioni: a) la componente anagrafica segue la dinamica demografica. Ricordo che la distribuzione della popolazione residente suddivisa per anno di età ha subito un repentino invecchiamento – b) la burocrazia correlata alle nuove norme sul terzo settore sta scoraggiando gli amministratori delle Associazioni. Assistere quindi il volontariato in questo delicato passaggio rappresenta un dovere.
Queste appena elencate sono alcune delle sfide che la nostra Comunità dovrà affrontare nei prossimi mesi. Sicuramente vi sono anche altre sfide relative ad altri disagi e diseguaglianze. Quelle che ho elencato e descritto ritengo siano particolarmente determinanti, ma come dicevo sono convinto che la capacità di rimboccarsi le maniche e di agire insieme ci consentirà di affrontare questi prossimi anni con un pizzico di ottimismo, purché associato a fortissima responsabilità, concretezza, pragmatismo ed allo stesso tempo anche ad umiltà.
Rodolfo Ortolani, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Imola