Quale futuro per l’ospedale di Imola?

La situazione del nostro Ospedale Santa Maria della Scaletta è evidentemente in una situazione molto critica se non allo sfascio: i dati regionali confermano un inesorabile declino delle attività garantite, già prima dell’arrivo del Covid19.
Dal 2017 al 2020 gli interventi in Chirurgia sono passati da 1.253 annui a soli 935; in Urologia addirittura da 132 a 88, in Ginecologia si sono dimezzati, in Ortopedia dai 1308 sono diminuiti fino a 873.
Mancano primari (quello di Chirurgia sta per arrivare dopo oltre 4 anni di attesa!), mancano infermieri e Oss e soprattutto ora mancano medici anestesisti: sono tutti “scappati” verso altre strutture pubbliche.Da novembre stiamo “rincorrendo” l’Assessore regionale alla sanità Donini per avere un incontro e chiedergli, dati alla mano, quale futuro la Regione prospetta per il nostro ospedale. Non abbiamo ricevuto nessuna risposta nè via mail nè telefonicamente per fissare una data.
Siamo stati ignorati: forse il tema è troppo scottante? O forse la Regione non intende sbilanciarsi e raccontare la verità ai molti cittadini imolesi che da anni hanno una percezione di scadimento del proprio ospedale?Le commissioni sanità del Comune sono del tutto inutili sotto questo fronte: ad ogni seduta partecipa il Direttore Generale che fa una sintesi della situazione dei contagi e dei ricoveri da Covid19 ma non si esprime quando viene incalzato sul futuro del nosocomio imolese, sulla sua palese dequalificazione, sull’incapacità di dare risposte adeguate. Solo frasi di circostanza su una presunta conservazione della nostra autonomia, che stridono però alla luce della situazione reale e dei dati sull’efficienza e sui livelli di prestazione molto critici se confrontati con quelli delle Asl limitrofe: di Bologna e della Romagna, Ravenna in primis.
Lo sappiamo tutti che le agende sono quasi sempre “chiuse” e se per caso capita di dover rinviare una visita o un accertamento non te lo consentono: ti annullano quello prenotato e ti dicono di richiamare un mese dopo perché le agende sono chiuse e non possono darti subito un’altra data. E non si dia la colpa al Covid, perché il Covid non ha di certo colpito solo l’Asl di Imola, ma anche quelle limitrofe, che, nonostante le traversie pandemiche, brillano in efficienza sia nelle prestazioni diagnostiche che nelle visite specialistiche. In questa situazione gli unici a guadagnarci sono i centri privati convenzionati, che ormai svolgono tutte le attività che non vengono più rese dalla sanità pubblica. E le Ausl confinanti a cui spesso gli imolesi sono costretti a rivolgersi anche per prestazioni non di elevata complessità.
Di fronte alla grave crisi dell’ospedale di Imola, se comparata alla spiccata efficienza delle Asl limitrofe, crediamo che l’assessore regionale, il direttore generale e il sindaco, come titolare della delega alla sanità, qualche risposta convincente debbano darla, invece che sottrarsi agli incontri o distrarre l’attenzione da criticità strutturali evidenti per spostarla sull’andamento di Omicron2.Noi insisteremo ancora per avere un appuntamento in Regione, fosse anche di doverlo “prendere” per sfinimento, perché a finir male qui siamo noi e i tanti operatori sanitari che hanno il coraggio di rimanere a Imola e che sperano in un rapido ed efficiente cambio di passo.
Marinella Vella
Lista civica Cappello


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