Variante al regolamento edilizio a Castello per «valorizzare il cuore della città»

Le innovazioni introdotte puntano a «risolvere ostacoli specifici a processi di intervento e rinnovamento, anche funzionale, del patrimonio edilizio»

Una variante al regolamento urbanistico edilizio per rendere il centro storico di Castel San Pietro più vivibile e diminuire i vincoli per attività commerciali, abitazioni e uffici. L’ultimo consiglio comunale del 2021 nella cittadina bolognese ha approvato la variante al Rue dopo un percorso iniziato nel 2019, quando l’assemblea dei consiglieri comunali si era espressa favorevolmente a tali aggiornamenti e adeguamenti al Psc, il piano strutturale comunale approvato nel 2016, e che ora – dopo i rallentamenti dovuti agli effetti della pandemia ma anche al percorso che ha portato all’approvazione del piano territoriale metropolitano – dà il via all’iter per l’approvazione definitiva della programmazione urbanistica cittadina.
Le innovazioni normative introdotte puntano complessivamente «a risolvere elementi specifici e puntuali che nel tempo hanno costituito ostacolo a processi di intervento e rinnovamento, anche funzionale, del patrimonio edilizio del centro storico» spiega il Comune.
«L’obiettivo politico è di rivisitare e valorizzare il cuore della città al fine di attrarre sempre più residenti e attività» sottolinea il sindaco castellano Fausto Tinti, al fine di «mantenere socialmente attivo il tessuto commerciale e dei servizi con una proposta di riqualificazione urbana e di miglioramento della qualità degli edifici esistenti, anche dal punto di vista del consumo energetico». Il Patto per il centro storico si fonda quindi «sulla necessità di semplificare i lavori di accessibilità e fruizione del centro storico, conferendovi maggiore attrattività in termini di uso e ri-uso».
In particolare, e anche a seguito di segnalazioni e richieste da parte di cittadini e tecnici progettisti, le azioni individuate dalla variante riguardano l’inserimento di studi professionali, ambulatoriali ed artistici e attività direzionali anche ai piani superiori degli edifici, con una limitazione di insediamento per alcuni servizi e per le attività terziarie al primo piano, tale da non renderle prevalenti rispetto alla funzione primaria residenziale, la possibilità in sede progettuale di definire con esattezza il grado di carattere storico-testimoniale dei collegamenti verticali interni agli edifici, in modo da non vincolare i progetti al mantenimento di elementi edilizi non meritevoli di effettiva tutela, la possibilità di provvedere con interventi parziali di ristrutturazione e l’implementazione delle caratteristiche dei dehors.
Non si tratta, però, di una variante blindata: entro 45 giorni dalla pubblicazione in albo pretorio, potranno essere presentate osservazioni e proposte da parte delle commissioni consiliari, di singoli consiglieri e dei diversi portatori di interesse.