La Chiesa e la questione giovanile

«Gli ideali che hanno illuminato la mia strada e mi hanno dato costantemente un coraggio gagliardo sono stati il bene, la bellezza e la verità» (Albert Einstein, Come io vedo il mondo). Il mondo, questo nostro mondo, il nostro quotidiano, il vivere della gente, il bisogno della gente comune; ecco, io, da credente, come vorrei questo mio mondo! Di che cosa ha bisogno oggi la gente per vivere al meglio? Abbiamo bisogno di tutto! Io farei una scelta e andrei su tre priorità: la salute, il lavoro e i giovani. I nostri giovani sono bravi. Escono preparati dai licei e da qualsiasi scuola professionale. Che proseguano gli studi nelle università o scelgano di lavorare, se la cavano bene. Sono ricercati all’estero: in Inghilterra, in America, nel nord Europa ce ne sono tanti, anche di imolesi e dintorni. Queste nazioni tecnicamente avanzate se li tengono ben stretti e loro, i giovani italiani, sono considerati. Emigrano alla ricerca di migliori condizioni lavorative. Quelli che restano in Italia trovano a fatica il lavoro e, se lo trovano, non sono facilitati neppure dalle leggi vigenti, s’intende! Perché accade questo? Mi chiedo se esista una classe politica, in Italia, oggi, che si batta, che impegni le migliori teste, le energie, dia tempo, tenacia, cuore, al fine di individuare i modi più convenienti per venire in aiuto a questo urgente bisogno relativo al settore giovanile. Una generica affermazione di solidarietà è come una pacca sulla spalla, non serve a nulla. Questa particolare questione va affrontata come si deve: occorre dedicare tutto il tempo necessario per portarla a termine fino alla soluzione, la più giusta possibile. Che si debba stare per mesi, nei due rami del parlamento, su questioni di secondaria importanza quando lo spettro della pandemia, la povertà crescente, la crisi in settori industriali, agricoli, artigianali ci strangola? La Chiesa italiana come si pone di fronte alla questione giovanile? Conosco gruppi, realtà ecclesiali, movimenti, parrocchie davvero molto attente ai giovani. Ne siamo tutti orgogliosi ed abbiamo l’obbligo morale di sostenerle, dar loro forza, dare il nostro apporto sotto tutti i profili! Desidererei ci accompagnassero con più vigore Vescovi tenaci, arditi, coraggiosi, impegnati nella vita della gente, vicini alle loro necessità. Vorrei che uscissero con forza, coadiuvati da laici competenti; che sapessero rischiare, far proposte socialmente ed umanamente valide; che battessero i pugni sui tavoli non una volta sola, a rischio anche di rinunciare, se occorre, a quei “sacrosanti privilegi” provenienti dal Concordato. La Chiesa può perdere tutto, ma non il popolo e tanto meno la gioventù! E se il popolo vede la Chiesa schierata per il suo bene, i luoghi di culto, ne sono certo, si riempirebbero! Ho chiaro nella mia memoria tantissime personalità ecclesiastiche di livello e se ne cito soltanto alcune è solo per motivi di spazio: ho conosciuto la Polonia ai tempi del card. Wyszynski e di Wojtyla; ho presente l’ardita posizione del cardinale di Firenze Elia della Costa; il Vescovo di Bergamo Radini Tedeschi. Esempi e testimonianze ce ne sono moltissime in tempi a noi recenti. Diceva Roberto Saviano, in una recentissima intervista: «Io da non credente affermo che nel sud l’unica realtà che contrasta efficacemente la mafia è la Chiesa». Conosco bene le pagine gloriose del movimento cattolico italiano. Le folle seguivano Gesù perché andava incontro ai loro bisogni: guariva, sanava e soprattutto diceva a loro parole vere capaci di riaccendere la speranza e di mettere in moto il coraggio, energie valide in grado di cambiare tante cose sbagliate.
Don Beppe Tagariello
Rettore dell’Oratorio San Giacomo di Imola