Sanitari in autodromo, i medici di famiglia di Imola: «Noi non invitati»

I medici scrivono una lettera a Bonaccini: «Un invito sarebbe stato un piccolo, ma grande gesto»

doctor holding red stethoscope
Foto di repertorio

Com’è noto, oggi (come ieri e venerdì) le tribune del Ferrari non erano completamente deserte. La Regione ha infatti deciso di invitare in autodromo 50 (al giorno) tra «medici, infermieri e operatori sociosanitari che lavorano nei reparti Covid di terapia intensiva e semi-intensiva, al pronto soccorso o come internisti all’ospedale di Imola – spiegava la Regione alla vigilia dell’evento -, ma anche professionisti della sanità pubblica, della medicina preventiva e dei centri vaccinali, che tutti i giorni della settimana, con il proprio lavoro, contribuiscono all’efficace funzionamento della ‘macchina’ regionale».
Un invito che, tuttavia, non sarebbe stato esteso ai medici di famiglia. Questa la tesi sostenuta dai medici di medicina generale di Imola in una lettera inviata al presidente della Regione Stefano Bonaccini, che proprio nel pomeriggio della gara ha portato il suo saluto ai sanitari presenti in autodromo.
«In merito all’invito rivolto agli operatori sanitari del territorio di Imola alla gara di Formula 1, i medici di famiglia hanno constatato con stupore il mancato invito di almeno un rappresentante della categoria in quel piccolo grande gesto di riconoscenza nei confronti degli “eroi” imolesi della pandemia» esordisce la lettera scritta dai medici, che hanno deciso di dar voce alla propria delusione solo a gara finita «per non rovinare il weekend più importante, quello della Motor Valley, delle eccellenze economico culturali e organizzative della nostra amata Emilia-Romagna».

«Un invito sarebbe stato un piccolo, ma grande gesto per riconoscere anche l’impegno dei medici di famiglia in tale battaglia, peraltro anch’essi vaccinati (con solo un mese di ritardo rispetto al personale ospedaliero) – proseguono i medici di base imolesi -. Volevamo rassicurarla: continueremo a lavorare come e più di prima. Proporremo a breve una proposta per una quanto mai necessaria riorganizzazione della medicina territoriale, sempre nell’ottica della razionalizzazione delle risorse, nel rispetto delle competenze dei singoli attori. Ci sembra ora più che mai un dovere e un atto di rispetto nei confronti dei nostri assistiti, nostri veri referenti, che continueremo a guidare e consigliare in questo momento così difficile».