«Io e Checco Costa, un’amicizia nata… per un Motom48»

Domenico Cavina, che con il ferro plasma modellini di auto e moto, ha raccontato al nostro settimanale come conobbe uno dei fondatori del circuito

Domenico Cavina e alcune delle sue opere dedicate al mondo dei motori. Isolapress

La sua casa è un piccolo, meraviglioso museo del ferro… Un ferro a regola d’arte, trasformato in auto da corsa di ogni epoca (la Formula 1, ovviamente, non può mancare), ma anche in biciclette (all’ingresso campeggia quella di Vittorio Adorni e del Mondiale del ’68). Domenico Cavina, in questo, è un artista. Forse non tutti sanno che, esattamente 70 anni fa, nel lontano 1951, Cavina, che l’anno prossimo taglierà il traguardo delle 90 candeline, conobbe Checco Costa, uno dei papà dell’autodromo di Imola. È lui stesso a raccontare al nostro settimanale quell’incontro e l’amicizia che ne scaturì.
Riportiamo un estratto del suo appassionato racconto, che potete trovare nello speciale Formula 1 in edicola con il nostro settimanale. 

«[…] Nella primavera del 1951, con 50mila lire in tasca, mi presentai nella bottega di Vighi per vedere se aveva un Motom 48 d’occasione. Vighi era impegnato a parlare con alcuni uomini; dopo un attimo di attesa, uno di questi signori mi guardò e accennò un saluto.
A Vighi chiesi della Motom, ma non ce l’aveva. «Passa ogni tanto a vedere, può capitare», disse. Nel frattempo, si avvicinò a me quel signore che mi aveva salutato: «Prendilo nuovo» esclamò. Io, però, avevo solo 50mila lire, nuovo ne costava 124mila. Allora si rivolse a Vighi: «Fagli un po’ di sconto, il resto lo pagherà a rate». Alla fine della trattativa, il prezzo divenne 118mila lire (6.000 lire di sconto, a quei tempi, erano soldi!). Il resto lo pagai a rate in un anno. La settimana successiva, quando andai a ritirare il mio Motom, chiesi a Vighi chi fosse quel signore gentile. Bene, quel signore era Checco Costa! […]».

Domenico Cavina


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