Dopo 37 anni di servizio, la direttrice dei Musei civici di Imola Claudia Pedrini va in pensione

In un'intervista al nostro settimanale ripercorre la crescita dell'istituto, dall'albero di fico all'avvio del museo archeologico

Claudia Pedrini davanti a due opere di Mario Guido Dal Monte nel 2009

Dopo 37 anni i Musei civici di Imola salutano Claudia Pedrini. La direttrice andrà in pensione il primo di maggio, dopo decenni di servizio che hanno portato dalla rifondazione dell’istituto imolese all’avvio del cantiere per il nuovo museo archeologico.
Pedrini ha raccontato in un’intervista al nostro settimanale lo sviluppo dei Musei civici (che comprendono le collezioni di San Domenico, palazzo Tozzoni e la rocca sforzesca) e il loro rapporto con la città, dall’emblematico albero di fico all’avvio dei lavori per il nuovo spazio espositivo. Riportiamo qui la prima domanda (e risposta) dell’intervista, che potete trovare sul numero del nostro settimanale in edicola.

Termina quasi 40 anni di attività, una vita intera dedita a questo lavoro. Qual è la sensazione: sollievo, rimpianto, indifferenza, oppure non ha ancora metabolizzato?
Sicuramente non ho metabolizzato. Sto ancora lavorando, anche perché questi ultimi mesi  sono stati e sono tuttora molti intensi: l’avvio del grande progetto del museo archeologico e la prosecuzione di molti altri mi tengono impegnata in modo serrato e quindi non ho proprio avuto il tempo di elaborare bilanci o distacchi. Inoltre la pandemia in atto, che costringe i musei alla chiusura, non allevia affatto il carico di lavoro, lo rende anzi più faticoso e tortuoso. Poi c’è anche un po’ di sollievo: il mio lavoro è affascinante, ma anche molto impegnativo; dietro ogni iniziativa c’è sempre un lavoro intenso, che spesso non traspare, ma che è una costante.

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