Una tastiera al posto della penna

Arriva di domenica, il 23 febbraio 2020, la notizia che le scuole saranno chiuse e i viaggi d’istruzione verranno sospesi. Ricordo che per me significava un respiro dalla solita routine di studio, non mi sarei mai aspettato ciò che sarebbe successo. Sono Leonardo Musa e frequento il quinto anno al liceo scientifico di Imola, sono anche rappresentante degli studenti del polo liceale e nella mia esperienza ho potuto raccogliere opinioni e sensazioni direttamente dai miei coetanei. La scuola è cambiata molto in così poco tempo, abbiamo dovuto organizzarci adeguarci a un nuovo modo di fare didattica. I nostri fogli e quaderni sono diventati documenti sul computer e la penna per scrivere, una tastiera. Professori e studenti, con alcune difficoltà, hanno imparato ad usare nuovi mezzi di comunicazione a distanza. Il rapporto tra i compagni e con i docenti ha subito maggiormente le conseguenze. Infatti, il gruppo classe si è progressivamente disgregato e per gli insegnanti è risultato sempre più difficile mantenere l’attenzione costante e coinvolgere noi ragazzi. Secondo molti, seguendo da casa le distrazioni sono numerose e le lezioni risultano più dispersive e difficili da seguire. Il liceo viene vissuto in maniera più individuale, ciò può essere positivo perché da casa possiamo ottimizzare il nostro tempo e pianificare meglio lo studio. Penso che la didattica a distanza non abbia problemi sostanziali anche perché molti corsi di studio universitari erano già svolti online. In video-lezione si viene meno assistiti dal professore, perciò ogni studente è responsabile della propria preparazione, ciò richiede una consapevolezza maggiore da parte dei ragazzi che forse i più giovani non hanno ancora. Infatti con volontà e impegno costanti è possibile studiare ugualmente anche da casa. Ovviamente ci sono pareri discordanti in merito a questa modalità a seconda della tendenza organizzativa dei singoli. Dal punto di vista emotivo invece, la condizione risulta pesante perché prolungata da tempo. Si fatica ad essere motivati, la quotidianità diventa banale e ripetitiva. Sono sempre più rare le occasioni di confronto e quindi ci si limita a una riflessione individuale. La gioventù sta gradualmente perdendo vivacità e probabilmente le conseguenze saranno considerevoli. Questi anni ritengo siano per noi in primis una “scuola di vita” in cui ci formiamo e troviamo la nostra strada. Abbiamo dovuto rinunciare alla normalità e a molte esperienze probabilmente non recuperabili. Sicuramente è stato un periodo di fatica da cui ho imparato a dare importanza alla semplicità delle piccole cose.

Leonardo Musa
Liceo scientifico Valeriani
classe 5ªD