Assistenza sanitaria e non solo. I volontari imolesi della Croce rossa in servizio sulle navi che fanno soccorso in mare

«Ci si sente di andare dove c’è bisogno, avendo scelto da che parte stare: aiutare chi è in difficoltà»

Mentre l’Italia (e il mondo) stanno affrontando l’emergenza su più vasta scala degli ultimi decenni, uomini e donne della Croce rossa italiana hanno prestato il loro servizio per far fronte a un’emergenza nell’emergenza.
Ovvero l’assistenza delle persone soccorse in mare e smistate sulle navi-quarantena al largo delle coste italiane. I volontari se ne prendono carico durante il periodo di isolamento fiduciario: una scelta del Ministero dell’interno per evitare che i portatori di Covid-19 possano essere vettori del contagio sul territorio nazionale. Gli operatori coinvolti restano sulla nave fino a 21 giorni e si occupano, tra i vari incarichi, di tutte le attività di prevenzione alla diffusione del virus.

Tra le centinaia di volontari che si sono occupati di assistenza sanitaria, supporto sociale e logistica anche quelli del comitato imolese della Croce Rossa, impegnati a bordo delle navi Gnv (la flotta Grandi navi veloci) Allegra e Rhapsody che fanno soccorso in mare.
«Abbiamo trovato uomini, donne e bambini soli. Nei loro sguardi abita il disorientamento» spiegano le psicologhe del Sep Maria Grazia Saccottelli e Marta Palano, che hanno partecipato nel corso dell’estate a due missioni.
La missione per Cristina Loiacono, infermiera volontaria Cri, invece ha avuto inizio il 21 dicembre scorso: «Mi sono imbarcata ad Augusta sull’Azzurra. La mia mansione era di supporto logistico e servizi alla persona – ci racconta, per poi descriverci la sua giornata tipo – Sveglia entro le 7, supporto ai ponti per la distribuzione colazione, briefing organizzativo e via con le mansioni assegnate, giro dei ponti, riordino magazzini, distribuzione cena e riordino ponti».

La domanda che a molti può sorgere spontanea è una: “Perché partire per un servizio sulle navi?”. A rispondere è Pier Giuseppe Turchi, che si è occupato di logistica: «Ci si sente di andare dove c’è bisogno, avendo scelto da che parte stare: aiutare chi è in difficoltà».
Sulla Rhapsody era in servizio Sergio Ultimi Serotti (in foto), che ha portato la sua esperienza di rilevatore di agenti chimici fin dentro il reparto Covid della nave: «Ascoltavamo le necessità e le richieste di controllo medico, scambiavamo qualche chiacchiera con gli ospiti con cui riuscivamo a intenderci. Se non mi avesse ceduto la schiena sarei rimasto ancora…».



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