Da sinistra Giampaolo Bertozzi e Stefano Dal Monte Casoni
«Con un’opera d’arte bisogna avere il comportamento che si ha con un gran signore: mettervisi di fronte e aspettare che ci dica qualcosa» scriveva il filosofo Arthur Schopenhauer (1788-1860).
Peccato che in questo momento, l’unico modo per stare di fronte a un’opera d’arte, sia attraverso lo schermo di un computer o di uno smartphone. Questo non significa, però, che l’arte si sia fermata.
Per questo, in vista della Giornata del contemporaneo, che si terrà il 5 dicembre (domani, ndr) con iniziative rigorosamente online in tutta Italia, abbiamo voluto ascoltare la voce di due artisti che nel mondo dell’arte contemporanea hanno saputo conquistarsi uno spazio importante. Giampaolo Bertozzi e Stefano Dal Monte Casoni, in arte semplicemente Bertozzi&Casoni, hanno iniziato il loro percorso a Imola oltre trent’anni fa, trovando nella ceramica il materiale attraverso cui esprimersi.
«Le restrizioni delle ultime settimane – raccontano in un’intervista al nostro settimanale – e il lockdown della scorsa primavera hanno creato un tempo nuovo, un tempo per studiare, riflettere, tirare fuori progetti che per anni erano rimasti chiusi in un cassetto. Certo, ha rallentato anche l’economia e questo è un problema. Ma dal punto di vista delle persone che creano penso possa essere una grande opportunità. L’arte contemporanea, prima, si nutriva di velocità, forse troppa. Sia per chi la consumava, sia per chi la produceva, sembrava che il motto fosse fare presto, fare in fretta…».


L’intervista completa a Bertozzi e Casoni è solo sul numero de Il Nuovo Diario Messaggero in edicola
Il nostro giornale è disponibile anche in versione online.
Per sapere come attivare l’abbonamento e leggerlo #restandoacasa, fai click qui