Foto di repertorio
Erano in tre, a bordo di una Fiat Panda. Accesa, pronta a partire, davanti a un condominio di via Vivaldi. Pedagna, Imola. Quando i carabinieri, nella notte di lunedì 30 novembre, si sono avvicinati all’auto per un normale controllo post-coprifuoco, i tre occupanti (un 45enne di Bologna, un 37enne di Pianoro e un 25enne di Casalecchio) hanno iniziato ad agitarsi e fornire dichiarazioni contraddittorie.
«Temendo di avere di fronte tre criminali e non tre operai al termine di un turno di lavoro – riferiscono dall’Arma -, come volevano far credere i tre occupanti», i carabinieri hanno chiesto rinforzi. Ed è stato al momento della perquisizione del mezzo che è stato scoperchiato il vaso di Pandora.
«All’interno di un borsone da lavoro posto nel portabagagli dell’auto – prosegue il racconto dei militari -, i carabinieri hanno trovato un passamontagna, due paia di guanti, uno straccio con avvolto all’interno un coltello da macellaio, un paio di forbici, una scatola contenente un laccio emostatico e un paio di manette».
Nel sedile posteriore un bastone di metallo con punta di plastica creata artigianalmente.
«A quel punto, incalzati dalle domande dei militari, i tre soggetti avrebbero ammesso le proprie responsabilità, dichiarando spontaneamente di essere venuti a Imola per sequestrare una 23enne, ex fidanzata del 45enne, addormentarla, ucciderle i genitori e il suo nuovo compagno».
Di fronte a tali affermazioni, pesanti e preoccupanti, i carabinieri hanno approfondito la vicenda. Innanzitutto rintracciando la ragazza, che ha ammesso di avere avuto una relazione sentimentale con il 45enne, conclusasi lo scorso gennaio «e di aver scoperto tramite un conoscente che il suo ex, non accettando la fine del rapporto, stava escogitando un “piano militare” da “film hollywoodiano” per rapirla, costringerla a riprendere la relazione e trasferirsi altrove con lui», senza però dargli particolare peso credendo si trattasse di uno scherzo.
I tre, cittadini italiani, sono stati arrestati con l’accusa di atti persecutori e tentato sequestro di persona e, su disposizione della Procura, sono stati tradotti in carcere a disposizione dell’autorità giudiziaria.

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