In memoria di Francesco Bendanti

Beati gli operatori di pace perché saranno chiamati di figli di Dio (Mt 5,9). In questi giorni, di solennità dei santi e commemorazione dei defunti, la chiesa ci ha fatto meditare il vangelo delle beatitudini. Francesco è sempre stato presente e disponibile per la comunità parrocchiale. Faceva parte della Commissione Affari Economici e si prodigava nel rilanciare la parrocchia. Attento alle iniziative e partecipe dei momenti di preghiera. Sapevamo della sua professionalità, e della serietà nel mondo del lavoro. Era attento e premuroso anche alla educazione dei ragazzi come base di una nuova umanità. Ove si muoveva aveva la stima e il rispetto di tutti. La sua fede era pubblica, non se ne vergognava mai e l’affezione a Maria, madre del cielo, era il suo gancio con il Signore del mondo e della storia. Devozione nata tra i santuari di Pontesanto e del Piratello! Forse è stata propria la Regina del cielo a condurmi un pomeriggio a camminare nella zona della sua casa, uniche case della parrocchia a sud della via Emilia. Giravo e salutavo chi incontravo. Suonato il campanello fui accolto in casa, dialogammo su cosa ci stava a cuore. Era il periodo in cui avevamo lanciato come comunità la proposta di Papa Francesco: ogni parrocchia accolga una famiglia di profughi. Dissi che stavo aspettando qualcuno che si facesse avanti e lui manifestò la sua disponibilità! Un sì semplice, detto in modo piano ma fermo. Tipico di Francesco. Un segno! Un regalo! Ricordo che ero imbarazzato perché poteva sembrare tutto preorganizzato (come spesso viene da fare a noi preti) invece non era calcolato. Ma lui non si tirò indietro. Da lì ci siamo visti, incontrati, parlati varie volte e la sua umanità (fatta di fede, di lavoro, competenza e relazione) si è messa a servire una famiglia a quel tempo sconosciuta. Assieme alla Caritas diocesana, Francesco ha tenuti tutti i contatti con la famiglia di Abraham e Tina. Così l’avventura ha avuto inizio: contratti e pagamento della casa, lavoro per lui, corsi per lei, scuola per le piccole, servizi in parrocchia, continue attenzioni e premure per i documenti… I lavori non si fanno a metà e lui, sostenuto anche dalla moglie, si è donato tanto. Ricevendo altrettanto, come spesso mi diceva. Un’iniziativa collettiva che ha contagiato non solo la parrocchia, ma anche l’attenzione del quartiere come testimoniano le tante donazioni da parte del centro sociale. Fino all’essere scelto, assieme a sua moglie, come padrino di battesimo di Praise, la figlia di Abraham e Tina nata mentre erano a Zolino tre anni fa. La notizia della malattia e questi mesi finali hanno evidenziato la sua fede, la statura umana e i frutti di ciò che ha seminato. Una famiglia molto legata e riconoscente. Hai costruito tanto, caro operaio del vangelo. E caro operaio della pace. O Signore della vita questo fratello ora è con te. Guardando alla sua opera è come se riprendesse le parole del maestro: “Vi ho dato un esempio, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi” (Gv 13,15). Domandiamo e preghiamo che i nostri cuori si lascino stupire e contagiare dalla bellezza di questa vita donata a Gesù. Se gli operatori della pace sono chiamati figli di Dio, aiutaci, caro Francesco, a diventare anche noi figli. Sulla strada di Cristo, a servizio della Chiesa e del mondo. Sempre operosi, sempre beati, sempre nelle mani del Padre.

La Parrocchia di Zolino