Grazie Floriano per la tua testimonianza nelle Acli

“La carità ci interpella su un modo di essere molto più che sulle cose da fare”. La morte di Floriano Franzoni, amico e fratello proprio per il modo di essere nei lunghi anni delle Acli, mi conduce a ricordare la nostra storia nella presenza di uomini veri sulla società soprattutto locale e nella Chiesa. Ad essi vanno i meriti e, se ve ne sono, gli eventuali demeriti. L’amico e collaboratore dott. Benni lo ha già ricordato sotto diversi aspetti, tra l’altro ricordando le sere di Santo Stefano a Tossignano che chiama “Converticola” dove Floriano gestiva, per lo svolgimento del dialogo di uomini autentici e veri nella Chiesa e società, accanto all’“anima” di tale raduno, don Tarcisio. Ricordo così un fratello, don Tarcisio, assistente anche delle Acli durante la mia presidenza di 27 anni. Floriano, come il sottoscritto, ha vissuto pressoché dai primi tempi la storia delle Acli imolesi. Fu membro del Consiglio nella presidenza del dott. Domenico Montoschi negli anni ’60, poi dopo il suo allontanamento per lavoro da Imola, andando in Sardegna, durante la presidenza del sottoscritto nel periodo dal 1978 al 2005. Ebbi modo di vivere con un uomo vero. In lui c’era intelligenza e cuore. Era spesso a casa mia valutando le attività da svolgere con la priorità del modo di essere. Va a lui la mia gratitudine e ne invoco la sua preghiera. Dopo il 2005 ci prendemmo cura del Circolo “Mons. Luigi Dardani” in Pedagna, il più ampio quartiere di Imola, nelle parrocchie di Nostra Signora di Fatima e San Pio. Dopo 10 anni del sottoscritto subentrò come presidente pur essendo in condizioni di salute precaria. Le Acli imolesi nate nel 1946 in seguito a personaggi come Floriano, hanno certamente meritato nella città, e ne abbiamo avuto le prove, come nella Chiesa. Essendo tempi difficili, quelle Acli hanno certamente pensato, lottato, realizzato. Sono state pagine di storia di cui oggi possiamo essere fieri. All’interno della Chiesa hanno portato una attenta discussione e non si sono certamente collocate in panchina. Nel vasto dibattito apertosi con il Concilio Vaticano II, si sono adoperate per la collegialità episcopale, il Popolo di Dio, la liturgia, la democrazia nella Chiesa, la Parola di Dio “sine glossa” come fondamento, il far memoria nella celebrazione eucaristica, il superamento di discipline sempre umane e transeunti il tradizionalismo non basato sulla Parola di Dio. La tua collaborazione non dimenticava l’intelligenza e il cuore. Così all’interno della società civile, col dialogo, il pluralismo, la fine delle contraddizioni ideologiche ma il primato della Persona rivolta alla azione delle Acli ad “avanzare”, nella consapevolezza, come scrive san Tommaso, che la società non è giusta senza verità. Ancora una volta la tua presenza ci insegna che le Acli di Imola non sono state sedute, ma hanno giocato a tutto campo. In questa memoria c’è stato per l’oggi e per il futuro il nostro comune pensiero, la Carità ci interpella su un modo di essere . Perchè la Carità deve essere in noi e nelle Acli, questo è fondamentale. Caro Floriano, grazie per quello che sei stato in stretta collaborazione con tutti e specie con me. Ricordo le visite che facevamo agli ammalati dove dimostravi il tuo cuore e la concezione della carità nelle Acli. In questa breve memoria, è impossibile ricordare tutto nella grande esperienza Acli, mi porta col pensiero alla fine della vita terrena, potendo riflettere. “Allora nel giorno di Cristo io potrò vantarmi di non aver corso invano né invano faticato” (San Paolo). Questo per tutti noi, nella gioia del nostro cammino e soprattutto nella sofferenza. Riposa in pace.

Cav. Innocenzo Bendandi