Baby gang, quando la fragilità dei giovani diventa violenza

Atti vandalici e aggressioni, abbiamo deciso di interrogare il territorio. Alla ricerca di motivazioni profonde e di antidoti

Un gruppo di giovani nel parco dell"Osservanza

Atti vandalici, aggressioni, denunce. Più volte nel corso degli ultimi due anni all’onore delle cronache imolesi è balzato “il branco”. Baby gang, gruppi di giovani e giovanissimi, spesso minori, che si sono resi protagonisti di episodi che hanno scosso e indignato l’opinione pubblica.

Quali sono le cause di questi comportamenti? E quali le responsabilità degli adulti? Che ruolo devono svolgere la famiglia e la comunità tutta? Quali gli antidoti che possiamo produrre? Dai servizi assistenziali alle associazioni, iniziamo questo viaggio nel mondo giovanile con chi, in questo territorio, coi ragazzi ci lavora o si occupa di loro.
Il nostro settimanale ha deciso di approfondire l’argomento, con un percorso che dia parola ad associazioni, Ausl, forze dell’ordine, psicologi, oratori, comunità. E anche a chi non viene mai interpellato su questo tema: i ragazzi.

Sul numero de Il Nuovo Diario Messaggero in edicola, la prima puntata di questo percorso.
«Quella fragilità dei giovani può diventare violenza» è il titolo. Oltre a un breve riepilogo dei fatti di cronaca (per citarne alcuni, l’aggressione al parco delle Acque di giugno e i momenti di tensione tra agenti e ragazzi in via Garibaldi del mese scorso), abbiamo dato voce ad Anna Strazzari, responsabile del consultorio dell’Ausl di Imola, a Francesca Albonetti, direttrice della Fondazione Santa Caterina, e a don Beppe Tagariello, che da anni è punto di riferimento per i giovani e rettore dell’oratorio San Giacomo.



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