Un albero per ogni vittima del Covid, a Medicina è il giorno della memoria

Bonaccini: «L’esempio del paese zona rossa è stata una lezione per tutti quanti noi: qui ognuno ha protetto se stesso proteggendo gli altri»

Un nuovo giardino con 29 alberi da frutto: è il simbolo scelto dal Comune di Medicina per ricordare le persone scomparse durante l’emergenza Covid 19, in quella che è stata la zona rossa che in Emilia-Romagna ha visto le restrizioni più rigide. Peri, meli, noccioli per ricordare le 29 vittime dell’epidemia che ha duramente colpito il comune del circondario imolese.

Un “monumento vivente” per ricordare chi non c’è più, inaugurato questa mattina con la piantumazione degli ultimi alberi alla presenza del presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, e del sindaco di Medicina, Matteo Montanari. Con loro il direttore della azienda Ausl di Imola, Andrea Rossi.
Dopo il concerto di apertura di ieri sera, la tre giorni dedicata al ricordo è proseguita nel cortile dell’immobile comunale dove hanno sede le associazioni di volontariato, è stata installata un’opera donata dall’Associazione nazionale Carabinieri e dalle associazioni di volontariato stesse che hanno operato a Medicina durante l’emergenza.
Domani, a conclusione delle tre giornate commemorative, la Messa all’aperto celebrata nel parco di Villa Maria.

Bonaccini: «L’esempio del paese zona rossa è stata una lezione per tutti»

«Abbiamo affrontato mesi durissimi, una pandemia senza precedenti che non è certo finita, come dimostrano i numeri di questi giorni. Tuttora siamo tutti impegnati nel contrastare il virus e, allo stesso tempo, garantire condizioni di sicurezza per la ripresa e la vita quotidiana nelle nostre comunità» è il commento del presidente della Regione, che ha poi visitato insieme al primo cittadino di Medicina il centro Medicivitas, dove si è sviluppato il primo focolaio sul territorio.
«L’esempio venuto da Medicina zona rossa ha un significato ancora maggiore – prosegue Bonaccini -. Una lezione per tutti quanti noi: in quei lunghi giorni, qui ognuno ha protetto se stesso proteggendo gli altri, la propria comunità, rispettando restrizioni durissime e facendolo insieme, sapendo che solo insieme si sarebbe potuti uscire da una situazione davvero difficile».

Uno dei posti di blocco a Medicina per la zona rossa. Isolapress