Profughi in un tir, «salvati grazie ad un gran lavoro di carabinieri, Ausl e 118»

Ritrovati in ipotermia e sotto choc, tra di loro anche un minorenne

Il comandante della compagnia carabinieri di Imola, Andrea Oxilia. Isolapress

Erano partiti dall’Afghanistan a piedi ad aprile. Poi un viaggio di disperazione e speranza attraverso Iran e Turchia. Fino ad arrivare nel porto greco di Salonicco per imbarcarsi su un traghetto diretto in Italia. «È stato lì che i sei sono saliti su un camion, senza che l’autista se ne accorgesse» spiega il comandante della compagnia di Imola, Andrea Oxilia.
Questo è il percorso dei sei profughi afghani ritrovati in ipotermia, affamati e stremati nel rimorchio di un camion-frigorifero a Castel San Pietro secondo quanto ricostruito dai carabinieri di Imola (leggi qui l’articolo).
«Tutti uomini, tra di essi anche un minorenne presumibilmente di 16 anni».

«Alle 19 di venerdì siamo intervenuti in un’area di servizio sugli Stradelli Guelfi – prosegue Oxilia -. Il conducente di un tir fermo per il rifornimento ha chiamato il 112 perché sentiva urla e rumori dal suo rimorchio».
Quando i militari hanno aperto il portellone, hanno trovato sei uomini afghani, malati (uno positivo al Covid), affamati e in stato di shock per l’ipotermia.
Da lì si è movimentata la macchina dei soccorsi. «Un grande lavoro di concerto – continua il comandante -. Il 118 li ha trasportati al pronto soccorso ed affidati all’unità diretta dal dottor Ferrari e al dipartimento di igiene pubblica. Nel frattempo tenevamo i contatti con la Prefettura. Siamo stati con loro quasi 24 ore, ovvero fino a quando la Croce rossa di Imola non li ha trasportati al Cas Mattei di Bologna».

Tutti tranne uno, positivo al Covid-19, «trasferito dall’Ausl in una struttura alberghiera idonea di Imola».