Un grande amore per l’Accademia pianistica, ma anche tanta paura

51

Imola si riappropria della Formula 1, del Campionato mondiale di ciclismo, aumenta il numero delle facoltà universitarie ospitate in città e, non ultimo, riceve l’equipollenza a lauree triennali e magistrali per 8 corsi di musica offerti dall’Accademia Internazionale Incontri col Maestro, unica realtà nazionale in campo musicale ad aver ottenuto tale riconoscimento. Grandi occasioni per tutti di mostrare quali e quante capacità può esprimere il nostro territorio, in ambito sportivo, turistico e culturale e non ho dubbi che saremo all’altezza si svolgere al meglio quanto necessario al successo. Sento però un forte timore per quanto riguarda il futuro che si prospetta per l’Accademia, la “nostra” Accademia. Le lauree universitarie, i corsi di laurea in generale, offrono solitamente possibilità di accesso a seconda dell’interesse per l’una o l’altra facoltà, a chi desidera intraprendere un determinato percorso di studi finalizzato a una futura professione. Si richiedono assiduità di frequenza, studio, e buone votazioni. Non sempre è prevista una selezione attraverso quiz di cultura generale. L’impegno è indispensabile ed agli insegnanti sono richieste competenza e capacità nell’insegnamento. Questo per la storia universitaria in genere e, naturalmente, con le dovute differenze qualitative. Ma l’Accademia di Imola, la “nostra” Accademia, è un’altra cosa, è sempre stata un’altra cosa ed ha una sua storia che la rende un luogo unico per chi ha le necessarie caratteristiche per accedervi e perfezionare il proprio percorso artistico. Se così tanti allievi che l’hanno frequentata sono ormai pianisti famosi, vincitori dei più prestigiosi concorsi internazionali, non può essere un luogo di normale formazione musicale, c’è sempre stato e c’è qualcosa di più, molto di più. C’è il Maestro, Franco Scala, grande pianista che, lasciate le sale da concerto, ha messo la sua arte, la sua passione e competenza musicale, il suo sanguigno attaccamento a Imola, sensibilità e calore, al servizio dell’insegnamento. Ma rivolto a chi e come? Per il “chi” non ci sono mai stati dubbi. Unico criterio indispensabile per entrare è dimostrare di avere un enorme talento, e sono le severissime selezioni a verificarlo. Non basta amare la musica, avere il desiderio di suonare uno strumento, occorre dimostrare di essere in grado di poter raggiungere l’eccellenza. Una volta accolti si può contare in un percorso formativo di altissimo livello. Ormai lo sappiamo anche noi profani che all’Accademia insegnano artisti di fama mondiale, concertisti che hanno calcato i palcoscenici dei più grandi teatri. Ma tutto questo non basterebbe a spiegare perché questo luogo sia così diverso da tutti gli altri che recano la stessa denominazione. Qui c’è amore, disinteresse assoluto per il profitto o per i riconoscimenti personali, c’è la volontà costante di proteggere e sostenere il merito, aiutare i talenti a fiorire e perfezionarsi. Non c’è la smania di esibire i propri risultati ma quella di formare realmente i giovani che valgono e poterli avviare ad una vita lavorativa di soddisfazione e successo. Si chiede loro altrettanto impegno, dedizione e passione. Non tutti restano, solo i migliori, ed è bello che sia così. In questi anni l’Accademia ha offerto alla città concerti di qualità elevatissima, spesso gratuitamente. Ha intrecciato relazioni e collaborazioni con le scuole, con l’asilo nido, mettendo a disposizione ascolto per le richieste e capacità di adeguarsi ad esse, il tutto sempre gratuitamente. Gli allievi hanno la possibilità di esibirsi davanti a un pubblico, dimostrando che oggi si possono raggiungere livelli di eccellenza in sempre più giovane età. Indispensabile però è che siano sorretti da grandi insegnanti appassionati. E ora l’Accademia può crescere molto, otto corsi di laurea magistrale, affidati a vari Direttori, afflusso di molti più studenti… e quindi dov’è il problema? In Romagna si annacqua solo il vino scadente, quello buono va bevuto schietto. Questo per dire che ho tanta paura che allargare a troppe persone la possibilità di accesso, per mantenere alti standard di frequenza, giustificando l’equipollenza con l’aumento degli iscritti, possa “annacquare” la straordinaria ricerca dell’eccellenza fino a qui cercata, raggiunta e mantenuta. Spero ardentemente che le selezioni per l’accesso continuino ad essere severe e mirate solo alla verifica di vero talento e capacità, che il percorso formativo continui ad essere difficile ma affettuoso, che continui il sostegno incondizionato a chi ha merito, solo a questi. Sarebbe una enorme sconfitta se la “Nostra” Accademia diventasse una delle tante e perdesse tutto ciò che l’ha resa veramente grande , non per i numeri ma per la qualità che ha sempre mantenuta a livelli altissimi. Ho spesso ripetuto che l’Accademia è “nostra”. È così che la sento, come un bellissimo prodotto della nostra città, di cui andare fieri ed orgogliosi, ma che deve essere tutelata e protetta per non perderla. Mi piacerebbe che nascesse, come per l’Osservanza, un’associazione di Imolesi per l’Accademia, che interloquisse con il suo Consiglio d’Amministrazione e con la politica, per collaborare e far sentire la vicinanza, la “parentela” e l’interesse della città, costante e collaborativo. I cittadini e chi sarà eletto a condurre Imola nei prossimi 5 anni, hanno il diritto-dovere di proteggere e sostenere le migliori istituzioni locali, quelle che portano indotto, fama e apprezzamento per il nostro territorio. Penso che molte città, anche più grandi della nostra, sarebbero felici di ospitare la “nostra” Accademia, ma la vorrebbero così com’è ora. Teniamocela stretta invece, più grande, si, ma con la stessa essenza di adesso. E un grazie immenso va al Maestro Franco Scala che l’ha voluta fortemente radicata e legata a Imola, ed a tutti coloro che lo hanno aiutato in questo difficile ma esaltante percorso.

Valeria Castaldi