Uno spirito costituente per la scuola

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La pandemia tuttora in corso è, tra le altre cose, un eccezionale laboratorio sociale: consente di sperimentare in vivo numerose teorie, coinvolge aspetti primordiali del nostro essere e risveglia paure ataviche. Quando nel mese di marzo sembrava che l’Italia fosse dotata del peggior sistema sanitario del mondo o, in alternativa, della popolazione più fragile in assoluto, la maggior parte degli italiani si è sentita parte della propria nazione ed ha cercato di fare, responsabilmente, la propria parte. Gli scienziati sono stati ascoltati e finalmente quasi tutti hanno compreso che la scienza non trova in tempi brevi né le risposte, né le soluzioni, ma che il metodo scientifico è razionale ed intrinsecamente democratico, perché gli scienziati hanno profondamente a cuore dimostrare che le tesi diverse dalle proprie sono sbagliate e si impegnano strenuamente alla ricerca di prove razionalmente inconfutabili. La politica è apparsa lo strumento indispensabile per organizzare, imporre le soluzioni che, di volta in volta, sono apparse più utili e ragionevoli non in vista della vittoria nelle sempre imminenti elezioni, ma del bene comune. È durata poco questa fase, ma ha dato i risultati attesi se l’Italia da paese europeo con la più alta incidenza di casi di infetti da Covid 19, è stata abbondantemente superata da tante altre nazioni europee e non. La fase in cui ci troviamo ora è di nuovo caratterizzata da obiettivi divisivi: le elezioni sono ritornate ad essere il fine di gran parte delle scelte e delle manovre di tutte le formazioni politiche e ciò è particolarmente sbagliato quando si sta profilando un periodo in cui, accanto ai problemi sanitari si tratta di pianificare il lavoro di mesi cruciali come non mai nella vita del nostro paese. Lo storico De Luna lamenta che in Italia oggi non c’è traccia dello spirito, della lungimiranza, degli ideali che animarono la stagione della Ricostruzione alla fine della Seconda guerra mondiale, quando esponenti di ideologie molto diverse tra loro seppero trovare un compromesso molto alto in nome del bene comune, che si concretizzò nella Costituzione e in una ripresa economica che portò un paese in gran parte distrutto a diventare la quinta potenza economica mondiale. L’Europa ci ha messo a disposizione fondi considerevoli per affrontare al meglio la situazione: spenderli bene è una missione che richiede intelligenza, lungimiranza, fede nel futuro. Investire nell’educazione, nell’istruzione, nella ricerca scientifica, nell’innovazione tecnologica significherebbe fare il bene del nostro paese nel presente e garantirgli un futuro. Le pretestuose diatribe sui banchi a rotelle, la miope politica che rallenta la riapertura dell’anno scolastico non assegnando insegnanti alle scuole, non organizzando i concorsi imposti dalla Costituzione per il reclutamento dei dipendenti pubblici, la burocratizzazione elefantiaca tolgono ossigeno, rendono questo inizio di anno scolastico particolarmente difficile. Ciò che si vorrebbe, al contrario, è un entusiasmo costituente che, facendo tesoro dell’evidenza, ora così viva per tutti i bambini, i ragazzi, i genitori e gli insegnanti che andare a scuola è bellissimo ed indispensabile, rimettesse l’ambito dell’istruzione davvero al centro delle iniziative politiche del nostro Paese, ma con una spinta dal basso che impone a tutti gli attori un salto di qualità nella responsabilità personale: gli studenti dovranno essere collaborativi, i genitori vigili e concordi con gli insegnanti, i dirigenti scolastici dovranno organizzare al meglio tempi e spazi mettendo al centro sempre l’interesse dei bambini, degli alunni, degli studenti insomma del servizio dell’istruzione. I docenti e tutto il personale della scuola dovranno sentirsi investiti dello stesso prezioso compito che ha visto impegnati totalmente medici e personale sanitario e recuperare pienamente quello spirito di appartenenza, lontano da estenuanti rivendicazionismi ideologico corporativi, dal contrasto continuo aizzato da un sindacalismo che deve recuperare il senso originario e gli ideali del ruolo e dell’azione costruttiva. Servono, in questo momento così difficile della storia del paese, dei paesi di questo nostro mondo, il coraggio e l’unità d’intenti, la consapevolezza che dobbiamo agire uniti e concordi, la solidarietà che garantisce il vivere civile, in una parola: la responsabilità.

Lamberto Montanari,
presidente Associazione nazionale
dirigenti pubblici e alte professionaltà
della scuola Emilia-Romagna