Formula 1, la cartolina di Imola

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Flashback. Metà anni Novanta. Di rientro da una delle sue trasferte in Brasile per il progetto solidarietà Imola – São Bernardo, mio padre raccontava, tra stupito e divertito: «Ci siamo spinti, con don Gigino, anche in Paraguay, in foresta, tra gli indios della missione di padre Carlo Stradaioli. Mi hanno chiesto da dove venivo. Pensando, diciamo così, di agevolarli, ho risposto: Bologna! Non hanno capito. Quando però ho detto Imola si sono illuminati: “Ah Imola” e hanno iniziato a mimare il gesto del volante…». Perché riporto questo episodio? Perché la Formula 1 è stata per più di 25 anni la cartolina di Imola nel mondo, il motivo per cui la nostra città era conosciuta ovunque. Un binomio – Imola-Formula 1 – interrotto 14 anni fa e che pensavamo, onestamente, di non vedere riproposto. Poi è arrivato il Coronavirus, sconvolgendo le vite di ognuno di noi e costringendo il mondo dello sport, e quindi anche la Formula 1, a rivoluzionare tutto. Obbligata a rivedere i calendari e a modificarli in base all’evoluzione dell’emergenza, Liberty Media è andata a pescare tra i circuiti storici (e non solo), tirando fuori dal cassetto dei ricordi anche Imola. Dice bene il governatore Bonaccini: «Per noi vale come i Mondiali di calcio». Per l’immagine, per la visibilità, per il ritorno economico (2mila camere già richieste!). Ma, soprattutto, per restituire alla città quel binomio così speciale per gli imolesi di ogni generazione: Imola-Formula 1. In attesa di sapere se il pubblico potrà, almeno in parte, affollare le tribune del circuito tanto caro ad Enzo Ferrari – fu lui a battersi per inserirlo in calendario a fine anni ’70 in ricordo del figlio Dino – un dato balza all’occhio: il lavoro di squadra, senza divisioni di colore politico, paga. Le istituzioni, locali e regionali, insieme ai vertici di Con.Ami e di Formula Imola hanno intuito l’opportunità e, insieme, sono stati bravi a coglierla. Siamo onesti fino in fondo: se non ci fosse stato il Covid, il ritorno della Formula 1 sarebbe rimasto (probabilmente) un bel sogno. Ora, però, raggiunto il risultato, l’errore sarebbe accontentarsi. Poiché si tratta di un evento eccezionale, e quindi «costituisce un’eccezione alla normalità» nel senso etimologico del termine, gli stessi soggetti che così tanto e bene si sono spesi per ottenerlo, si dovranno impegnare per trasformarlo da straordinario in ordinario. Non sarà facile, ma i segnali ci sono: proprio sui saliscendi del Santerno – tra la Tosa, la Piratella, le Acque minerali e la “mitica Rivazza” citata da Vasco nel memorabile concerto del 1998 -, Liberty Media sperimenterà il nuovo format di gara su due giorni. Presentando l’evento, poi, l’assessore regionale al turismo, Andrea Corsini, ha parlato di «prima edizione del Gran premio dell’Emilia Romagna», lasciando intendere che la strada intrapresa è quella giusta. E chissà che un domani non lontano Imola, terra di lavoratori e di sognatori, non rappresenti più “solo” l’anello di congiunzione tra l’Emilia e la Romagna, ma torni ad essere anche la terra di mutòr conosciuta nel mondo per la sua cartolina più importante: la Formula 1.

Giacomo Casadio,
responsabile sport e cronaca