Un’ingiustizia risanata

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La delibera regionale n. 186/2018 ha assegnato ad ogni Comune il potere di mantenere, diminuire o azzerare questi contributi, pari al massimo al 7% degli oneri di urbanizzazione secondaria, pagati al Comune dalle imprese edili. L’importo sarebbe stato di circa 30.000 euro annui, da suddividere tra varie religioni e confessioni. Il commissario straordinario Nicola Izzo ha modificato la delibera del consiglio comunale di Imola n. 121 del 17 settembre 2019, che, caso unico in regione, aveva azzerato in modo permanente i contributi assegnati a tutti gli enti religiosi, cristiani e non cristiani, per la costruzione o restauro di edifici religiosi con valenza di utilità sociale. Questo azzeramento era stato allora votato, su proposta della giunta, esclusivamente dai consiglieri del M5S. Tutti gli altri avevano votato contro o si erano astenuti. Il Pd e Imola guarda avanti (Carmen Cappello) avevano anche presentato un emendamento per impedire l’azzeramento, bocciato dai consiglieri M5S, che da soli avevano allora la maggioranza assoluta dei consiglieri. La delibera M5S del 2019 precisava che questo azzeramento avrebbe consentito «di avere maggiori risorse economiche per edifici di interesse generale ed aree di proprietà pubblica (centri civici, scuole, parchi e parcheggi pubblici, ecc.)». Il presupposto ideologico, quindi non fondato sulla realtà, quindi irrazionale, quindi sbagliato di questa decisione è ritenere il ruolo delle religioni e quindi degli edifici relativi privo di interesse pubblico, e perciò non meritevole di tutela e di sostegno. Una posizione vetero ateistica, che vede in modo più o meno consapevole la religione come oppio dei popoli, mentre in realtà è la posizione antireligiosa ad essere l’oppio della ragione. E soprattutto una concezione vetero statalista, che concepisce gli apparati statali come gli unici portatori e produttori del bene pubblico, che la società civile e religiosa deve limitarsi a recepire passivamente.

Andrea Ferri