Scuola e famiglia unite per i figli

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La maestra di mio figlio, il primo giorno delle elementari disse a noi genitori che «la scuola senza le famiglie non funziona». Visto quanto accaduto negli ultimi mesi, oggi posso affermare senza ombra di dubbio che anche «le famiglie senza la scuola non funzionano». Non è un mero esercizio di retorica, ma sono frasi che hanno un contenuto ben preciso ed ogni famiglia che legge queste righe potrebbe raccontare un libro di fatti, impressioni, esperienze accadute dal quel fatidico giorno in cui il ministro Lucia Azzolina ha spento tutto con un click. Uso volontariamente questa immagine un po’ forzata, ben consapevole che nelle prime settimane di pandemia non si poteva far altro che chiudere le scuole e tanti altri luoghi di aggregazione. Ma da quel giorno, a parte sporadiche uscite sui giornali, l’argomento scuola (ovvero come riaprire le scuole) è stato il grande assente della scena mediatica. Si è parlato e purtroppo spesso litigato su tutto, mentre la scuola invece è stata liquidata con l’attivazione della didattica a distanza, utile di certo, ma impossibile da usare in totale sostituzione delle lezioni in presenza.
Stesso discorso potremmo farlo per lo smart working: utilissimo se usato all’occorrenza, per un periodo di tempo limitato ed emergenziale, ma senza che diventi la regola. Le famiglie dunque, sulla loro pelle, hanno sperimentato concretamente l’importanza della socialità, venuta a mancare, che si ritrova nelle aule scolastiche e l’ambiente protetto che si crea nella classe in cui lo studente ha tutti gli strumenti per apprendere e concentrarsi. Viceversa, nelle proprie abitazioni è mancato questo ambente, che in parte i genitori hanno potuto compensare, improvvisandosi novelli insegnanti, ma non potendo fare molto contro la dilatazione del tempo casalingo. Senza dubbio ci siamo tutti resi conto della difficoltà di mantenere la concentrazione e una didattica efficace con tutti gli studenti a casa per tre mesi. Cosa chiediamo adesso? Coraggio, attenzione e scelte. Il coraggio di inventarsi modi alternativi di fare scuola, di investire e di usare la fantasia per far si che a settembre i nostri bambini e ragazzi possano di nuovo tornare a fare lezione tra i banchi. L’attenzione poi a questo mondo, alle famiglie, ai ragazzi, agli insegnanti e a tutto il personale che lavora ogni giorno per il buon funzionamento di quella che è la palestra in cui si allenano e crescono le generazioni del futuro. E infine le scelte: gli amministratori pubblici, a tutti i livelli, facciano scelte forti, chiare e mettano la scuola al primo posto. La campanella è suonata da un pezzo, non c’è più tempo da perdere.

Luca Salvadori
Presidente Consulta delle Aggregazioni laicali