Dai musei alle chiese? Dove ricollocare l’arte sacra

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Gentilissimo direttore,
volentieri riprendo la proposta del direttore degli Uffizi di Firenze E.Schmidt. La ringrazio per il risalto dato nel settimanale cattolico “Nuovo diario” la scorsa settimana. Poter trasferire dai musei alle chiese della nostra città e della diocesi alcune opere d’arte è un’occasione unica data ai credenti laici e religiosi per far cultura. Far cultura significa dire la verità tutta intera per ciò che è accaduto nel passato e nel presente. La chiesa di San Giacomo dei Filippini, dove io celebro i sacramenti è modesta di entità artistiche, rispetto ad altre della città di gran lunga migliori. Quando, ad esempio, celebro i battesimi mi trovo davanti a tante persone che non conosco e alle quali vorrei comunicare nel miglior modo possibile il senso dell’evento di un bimbo che entra a far parte della Chiesa cattolica. Ogni quadro della chiesa ha la sua storia; ne prendo uno: invito i presenti a trasferirsi davanti all’altare di San Filippo Neri: vi sono due statue ed una tela a lui dedicate. «Il 7 aprile del 1663 – racconta don Romano Fiorentini nel libro Il Carmine d’Imola in borgo San Giacomo – nasce in questa chiesa una congregazione ispirata agli ideali di san Filippo Neri: sacerdoti semplici non titolati, nativi di Imola e dintorni. Scopo era quello di lavorare fra la gioventù e di aiutarsi nell’esercizio del sacerdozio senza dimenticare i mutui suffragi dopo la morte». Dico ai presenti che questo oratorio continua la missione delle origini e al termine della cerimonia li accompagno a vedere i locali e le ristrutturazioni eseguite grazie all’aiuto degli imolesi. Prima di compiere il rito, in forma breve, rivolgo ai presenti la domanda: «Avete qualcosa da dire sulla Chiesa? Perché tanti la disprezzano?». Talvolta nasce un dialogo ed io ci tengo a sottolineare che nel mondo vi sono milioni di credenti che realizzano cose stupende, davanti alle quali io mi vergogno del poco che faccio. Gentilissimo direttore, lei mi dirà che faccio “apologetica”. Sì! Ce n’è bisogno perché Dio, Cristo, la Chiesa siano conosciuti ed amati, semplicemente perché milioni di credenti meritano. La Chiesa non coincide col Vaticano! Per realizzare un’impresa culturale di buon livello occorre crederci. Primo: credere che ci sia pervenuta un’occasione favorevole per aggiungere a tante altre modalità educative anche questa. Ai nostri capolavori artistici va data la parola! Deve venire a galla la verità, gli ideali , il coraggio, il sacrificio di quanti ci hanno messo la faccia per altro da sé. Secondo: mettere in campo persone che sappiano presentare come si deve le nostre chiese. Ci sono tanti giovani preparati e pieni di nozioni: diamo a loro la soddisfazione di esibirsi; accompagniamoli e chissà che non ne esca anche un lavoro per loro! Ringrazio il vicario della città, don Luca Dalfiume, che mi ha incoraggiato e sostenuto. Terzo: chi è interessato ad una proposta simile, deve mettersi in contatto col vescovo. Deve essere lui a valutare, valorizzare e decidere. Quarto: mettere in sicurezza gli ambienti rendendoli decorosi e ben vigilati. È pur vero che oggi chi ruba preziosi fa fatica a smerciarli perché il ramo delle forze dell’ordine è molto attivo nel settore del commercio di opere d’arte! Conosco persone che non hanno gradito che quadri e affreschi delle loro chiese siano state prelevate; non hanno gradito neppure in tempi non lontani la vendita di chiese, canoniche, oratori, luoghi sacri, ecc… Dietro a loro vi sono ricordi personali, devozioni, preziose storie di persone che hanno impegnato soldi, lavoro per restauri e manutenzioni. Anche i beni esistenti fanno parte della fede ed è giusto che non solo alcuni addetti ai lavori, ma tutti ne abbiano cura. Per quello che riguarda i musei comunali o statali l’impresa è molto più impegnativa! Ma si può! Si può, se l’ ideale è chiaro ed energica è la voglia di realizzarlo. Bisogna crederci e non mollare di un centimetro. Penso al coraggio di don Davide Sandrini che a Giovecca ha messo in piedi un asilo, un ristorante, attività sportive, la chiesa nuova, in un ambiente raso al suolo dall’ideologia del dopoguerra. Per tutto ciò che dà dignità alla persona umana la via indispensabile, oggi, è mettere in atto una grande e bella battaglia culturale.

Don Beppe Tagariello