La cultura è il nostro futuro

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“I ponti e le cattedrali nascono nelle biblioteche e negli archivi”, ripeteva spesso ai propri studenti un famoso professore della Scuola Vaticana di Biblioteconomia. A pensarci bene, la cosa risulta anche più vera e reale di quello che potrebbe sembrare a prima vista, proprio nel momento di difficoltà che stiamo attraversando, sia come comunità cristiana, che come società civile. Infatti, superato ormai l’impatto iniziale di emergenza a causa della pandemia, con la speranza di essere risparmiati dalla temuta seconda ondata di contagi, mentre si scorgono i primi timidi segnali di avvio della ripresa, diventa fondamentale fermarsi un attimo a riflettere per individuare i punti fermi dai quali ripartire, facendo tesoro dell’esperienza accumulata in questi difficili mesi. Al di là delle problematiche economiche e sociali, pur importanti e purtroppo per certi versi perfino drammatiche, oltre al problema del se e del come potremo organizzare le prossime vacanze, a prescindere dalle difficoltà di organizzare eventi, sagre e manifestazioni (tutte cose valide e importanti!), è assolutamente necessario arrivare alla domanda di fondo: una ripartenza reale, solida ed efficace è innanzitutto una questione culturale. In tutto ciò, occorre ribadire con franchezza e chiarezza il ruolo insostituibile dei nostri luoghi della memoria: archivi, biblioteche e musei. Infatti, la ricerca d’archivio in tempi di pandemia mette ancora di più in luce la propria fondamentale importanza, in quanto permette di individuare il profilo identitario di un territorio contro il pericolo, sempre presente, della perdita di memoria e della conseguente disgregazione sociale. Occorre il coraggio di domandarci come siamo arrivati fin qui, verso quale direzione vogliamo muoverci e che tipo di percorso intendiamo affrontare. Non c’è niente di più concreto della cultura, intesa non semplicemente come un accumulo di nozioni, un ampliamento delle conoscenze o un allargamento delle possibilità. Si tratta invece di un processo di approfondimento, uno spazio di libertà, la capacità di mettere a frutto l’apprendimento e un’occasione crescita intellettuale e spirituale. Tutto ciò è il risultato di un lungo, complesso e, a volte anche sofferto, processo di maturazione. E qui entrano in gioco proprio le biblioteche, gli archivi ed i musei. I lunghi anni in cui sono stato responsabile della Biblioteca Centrale e dell’Archivio Generale dei Cappuccini a Roma mi hanno insegnato che queste istituzioni culturali, presenti sia in campo ecclesiastico che sul versante civile, non possono essere considerate soltanto come vecchi depositi, al buio ed in disuso, che odorano di polvere e di chiuso. Si tratta, invece, di realtà vive e feconde, che non solo conservano e tutelano la memoria del passato, ma proprio a partire dai documenti, esperienze e testimonianze che conservano, costituiscono una preziosa eredità del passato, ricca di elementi genuini e stimolanti, indispensabili per generare ulteriori idee e nuovi progetti. Ho potuto notare con piacere che queste Istituzioni culturali sono presenti, vivaci ed operanti anche a Imola e nel suo circondario, sia in ambito ecclesiale, – penso ad esempio all’Archivio e al Museo Diocesani -, sia in ambito civile, come il noto e magnifico complesso collegato al teatro ed alla biblioteca nell’ex convento di San Francesco. Lo stesso vale per tante altre istituzioni culturali sparse in area imolese, a cominciare dall’importanza degli archivi parrocchiali o quelli comunali, senza dimenticare le numerose collezioni private. È vero che, col vorticoso progresso informatico e le possibilità praticamente infinite offerte da internet, si possono visitare musei, consultare archivi e leggere libri restando comodamente a casa propria. Tuttavia, non dobbiamo nasconderci neppure i limiti di tutto questo. Non facciamoci illusioni: per quanto si espanda il sistema informatico, non si riuscirà mai a mettere tutto il materiale disponibile on line e rimarrà sempre qualche cosa che potrà essere visto e studiato unicamente sul posto. Inoltre dobbiamo ricordare che, comunque, qualcuno prima di noi ha già studiato, pianificato e scelto con propri criteri il materiale da mostrare sul web e quello invece da scartare. Ciò è ancora più vero nel caso dei libri, dei documenti d’archivio e delle opere d’arte: si tratta di avere uno sguardo attento e sensibile, insieme con la capacità di distinguere le cose autentiche da quelle artefatte. Se avremo il coraggio di ritornare alle fonti genuine del grande patrimonio della nostra storia e della nostra civiltà, se ci fideremo ancora una volta del nostro istinto di riconoscere il bello e il vero, allora riscopriremo anche il valore e l’importanza delle Istituzioni culturali – archivi, biblioteche e musei –, e avremo la certezza di costruire un futuro più bello e più umano, semplicemente perché più vero. Il nostro futuro, compreso quello economico, sociale e spirituale, è la cultura.

Padre Luigi Martignani
Archivio Generale Cappuccini – Roma