La diocesi di Imola aveva celebrato da appena un mese l’8ª giornata della scuola cattolica ove si evidenziava la ricchezza di questo territorio con la presenza di ben 24 enti gestori quando è arrivato l’ordine di chiudere tutti i servizi e la decisione che l’anno scolastico 2019-2020 è concluso. Giustamente si è parlato di emergenza sanitaria e di emergenza economica ma, in tutto questo i bimbi piccoli sembrano non essere stati considerati, come se non esistessero; la fascia 0-6 è l’età più importante perché in essa si creano tutti gli automatismi neuromotori, psicoevolutivi, emotivi e comportamentali con cui per il resto della vita dovremo convivere; bisogni che per i nostri piccoli non sono stati per nulla considerati per almeno tre mesi. Finalmente, mettendo sempre al primo posto la sicurezza, si sta operando affinché al più presto si possano aprire i centri estivi. A queste considerazioni comuni a tutti, si aggiunge la grande difficoltà che la Scuola Cattolica sta vivendo infatti, da più parti si legge che per alcune di esse si può prevedere la non riapertura a settembre. Per gli operatori scolastici è stata concessa la Cassa Integrazione e il FIS ma, mentre l’Istruzione Pubblica può “permettersi” di tagliare le rette e portarle a zero, non essendoci una legge di parità economica, le scuole libere hanno spese incomprimibili anche quando l’attività è sospesa come i ratei di 13^, ferie e TFR, le utenze, gli ammortamenti e gli affitti. Le rette, nell’attesa di contributi straordinari, sono state ridotte del 70/75% e non sono pretese dalle famiglie che si trovano in grande difficoltà. È faticoso chiedere un contributo a quelle famiglie che hanno dovuto magari spendere ulteriori somme per la cura dei figlioli a domicilio. Gli interventi pubblici purtroppo a tutt’oggi sono rivolti ai soli Nidi. La fascia più sofferente resta l’Infanzia anche se ci sono esempi di Amministrazioni Comunali virtuose come Castelfranco Emilia che si accolla il 50% delle rette e il Comune di Ravenna che ha deliberato di erogare 60 euro a bambino per la scuola dell’infanzia e 80 euro a ogni bimbo del nido per ogni mese di chiusura. Attraverso la FISM (Federazione Scuole Materne) che sempre sostiene le scuole ma che ha operato in modo esemplare in questi mesi, in unità con i gestori; si stanno inoltrando ai Comuni e al Circondario, le richieste di contributo per far sì che non venga messa a dura prova la sopravvivenza delle stesse impoverendo così in modo irreparabile il sistema di istruzione integrato.

Carmen Falconi, 
coordinatrice diocesana scuole cattoliche