Un nuovo passato

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La netta vittoria di Stefano Bonaccini alle elezioni regionali assume a Imola connotati ancora più marcati: se in tutta l’Emilia Romagna ha raccolto il 51,42% dei voti, a Imola ha raggiunto il 58,21%; per contro Lucia Borgonzoni ottiene il 43,63% in regione, ma si arresta al 35,60% nella nostra città. Tra i due candidati c’è quindi un divario quasi triplo a livello locale rispetto al dato regionale. Questa e altre circostanze hanno diffuso una ventata di ottimismo nelle file del centrosinistra imolese, anche perché 13.912 elettori hanno votato Pd alle regionali, mentre alle comunali del giugno 2018 erano stati solo 10.214. Oltre alla parziale aleatorietà del confronto di due dati dissimili, non si deve trascurare che nella contesa elettorale ha pesato in modo determinante il profilo dei due candidati principali, e inoltre che a Imola il Movimento 5 Stelle è passato da 8.562 voti (28,51%) a 2.160 (6,17%), suffragi in libertà e in cerca d’autore per le prossime elezioni comunali. Si conferma quindi la necessità stringente che i due principali blocchi politici individuino in tempi brevi candidati sindaco autorevoli e credibili, da proporre agli elettori per la carica di sindaco. Ma entrambi gli schieramenti debbono guardarsi anche da due ulteriori rischi, tanto più insidiosi perché meno immediatamente palesi, ma in qualche misura geneticamente connaturati uno per ciascuno alle due coalizioni. Per il centrosinistra è quello della pervasività, legata ai lunghi decenni di (quasi) ininterrotto governo locale: un reticolato di legami, relazioni, cointeressenze e interdipendenze sempre più stringenti e impalpabilmente soffocanti, che hanno fatto accumulare carsicamente un’insofferenza poi emersa di colpo alle ultime elezioni comunali; si avverte sottotraccia la ripresa di questo lavorio, prima in modo timido ma ora febbrile, sia all’interno del partito che nelle aree contermini. È una tentazione che può rivelarsi fatale. Per il centrodestra il rischio è quello dell’istrionismo, generato da lunghi decenni di opposizione frammentata e spesso inconsistente: il credere cioè che l’azione politica sia tanto più efficace quanto più è pittoresca, burlesca, sarcastica, tale da produrre titoli ad effetto della durata di un giorno, per poi svanire nel nulla. Se per decenni le minoranze imolesi sono rimaste tali la responsabilità è stata loro e l’obiettivo di vincere per i demeriti altrui è davvero di corto respiro. Quello che conterà sono in fatti, e ancora di più le persone.

Andrea Ferri
@dirnuovodiario