Il dilemma della sofferenza

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Per stare di fronte alla sofferenza, propria o di un altro, occorre avere ben chiaro il valore che porta con sé la vita. Allo stesso tempo, poi, bisogna riconoscere che non ci facciamo da soli: non ci diamo il respiro, non facciamo battere il nostro cuore, non decidiamo se il giorno successivo ci sveglieremo o meno. Non è una visione catastrofica della vita ma è la certezza che bisogna fare i conti con un Altro, che ci si creda o lo si rifiuti. La Giornata del malato ci ricorda esattamente questo. Anche nella nostra diocesi, tra Lugo e Imola, sono previsti due momenti. Nella città ravennate l’appuntamento è alle 15 al santuario della Madonna del Molino per l’accoglienza dei malati. A seguire, alle 15.30 la solenne liturgia eucaristica presieduta da monsignor Francesco Cavina. Si conclude con la liturgia della luce. A Imola il programma è il medesimo: ritrovo alle 15 in cattedrale e celebrazione della messa alle 15.30 presieduta dal vicario generale don Andrea Querzè. La consulta diocesana di pastorale della salute, che organizza il momento, invita a partecipare malati, anziani, sacerdoti, religiosi, cappellani degli ospedali e delle case di riposo, medici, operatori sanitari e volontari delle varie associazioni. Sì perché ha bisogno chi è provato nel fisico e nell’anima, ma anche chi si trova ad assistere queste persone. Lo ricorda anche il papa nel suo messaggio scritto per l’occasione: “Cari operatori sanitari, ogni intervento diagnostico, preventivo, terapeutico, di ricerca, cura e riabilitazione è rivolto alla persona malata, dove il sostantivo ’persona’, viene sempre prima dell’aggettivo ’malata’”. Che missione e che responsabilità porta con sé chi vive questo tutti i giorni! Non è un caso che tra i tanti santi moderni, molti sono laici e sono stati medici. Solo per citarne alcuni: san Giuseppe Moscati, il servo di Dio Jérôme Lejeune e il modenese Enzo Piccinini, la cui causa di beatificazione si è aperta da qualche mese.

Davide Santandrea