Il Natale non sia una semplice formalità

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Quello che ci fa lietamente proclamare l’annuncio di grande gioia del Natale è una certezza. Si può essere lieti e contenti solo se si è certi, come un bambino può essere veramente felice solo se è certo della presenza e del bene di suo padre e di sua madre. Ma qual è questa certezza? Non si tratta della semplice certezza della storicità di Cristo. Quando l’uomo avverte il peso della solitudine o l’angoscia difronte alla morte e l’impotenza davanti al proprio male, a quel punto non sa più che farsene delle notizie storiche: ha bisogno di una Presenza! E di Lui si può realmente e materialmente fare esperienza! La sua promessa si compie nella vita! Ora, come non desiderare di incontrare Cristo? Incontrare quella presenza? C’è una domanda di Gesù che spesso riecheggia nel vangelo: “Quando il Figlio dell’uomo ritornerà, troverà ancora fede sulla terra? “(Lc 18,8) Troverà in noi la fede o ci troverà indaffarati? Ci troverà con tante cose da fare anche per la Sua causa, per la Sua Chiesa, ma con il cuore lontano da Cristo, perché Lui non è più il tesoro del nostro cuore? Quando accade questo, è come se Lui non ci fosse, è come se Cristo non avesse l’attrattiva sufficiente per prendere tutto di noi, è come se non riempisse tutta l’attesa che ha ridestato in noi. Se Lui tornasse in questo istante, troverebbe ancora qualcuno preso dalla Sua presenza, troverebbe ancora qualcuno totalmente preso dalla fede in Lui? Ora, non occorre alcuna capacità particolare per lasciarsi prendere. Occorre solo la nostra umanità. Non importa in quale situazione uno si trovi. Basta che si lasci prendere così com’è. Proprio questa nostra umanità così com’è, è l’unica in grado di essere presa da Cristo, e presa fino alle viscere. Per questo è bellissimo vederlo nel Vangelo: come la peccatrice. Quella donna aveva cercato di soddisfare il suo desiderio in tanti modi, che cosa rimaneva ancora in lei, oltre tutti i suoi sbagli? La sua umanità, tanto è vero che quando ha incontrato quell’Uomo ˗ Gesù ˗ è stata talmente calamitata che non c’è stato verso di bloccarla, ha sfidato tutti, è andata al banchetto a lavare i Suoi piedi con le lacrime. Desideriamo che il Natale non sia una semplice formalità, una ricorrenza che occorre celebrare, per cui non attendiamo altro che qualche pranzo in famiglia. Che potenza quando Cristo accade, come hanno sperimentato i pastori, la Madonna, san Giuseppe! Davanti a quel fatto, assolutamente sconvolgente, la letizia ha invaso tutta la loro vita. Si vedeva che avevano riconosciuto qualcosa perché la letizia riempiva il loro cuore. Perciò, chiediamo che quando ritornerà non ci trovi indaffarati, ma presi, calamitati da Lui. Essere calamitati, fino al punto di poter gridare a tutto il mondo: «C’è Cristo, c’è Uno che risponde a questo nostro nulla!». C’è Qualcuno che si prende cura di noi. C’è Qualcuno che ci salva dall’essere in balìa di tutto, una Presenza in grado di affascinarci, qualunque sia la situazione, l’età, la condizione di vita, la storia e le ferite che ci portiamo addosso.

Monsignor Giovanni Mosciatti,
vescovo di Imola