Una mozione di sfiducia che nessuno vuole

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Nel mio neppur tanto breve impegno politico, mai ho assistito a quel che sta succedendo oggi alla giunta che guida la vita amministrativa della città eletta al ballottaggio del giugno dello scorso anno. E’ passato oltre un anno e di gran parte degli impegni sottoscritti nel programma elettorale del M5S non se ne vede traccia. Capirei che la critica di immobilismo fosse avanzata dalla opposizione consigliare, ma sorprende che proprio alcuni consiglieri di maggioranza, sei per la precisione, abbiano apertamente denunciato in consiglio e sulla stampa il “tradimento” posto in atto dalla sindaca e dalla sua giunta nei riguardi dell’azione di governo attesa dal popolo grillino quella azione così dettagliata nel programma elettorale del movimento. Situazione paradossale e francamente difficile da capire e della quale chi come me non ha votato questa maggioranza monocolore, avrebbe tutti gli elementi per gioire. Essere contenti se non ci fosse di mezzo il presente ed futuro della nostra città. Questa paradossale situazione richiederebbe ben altre decisioni che non la semplice denuncia di un evidente malcontento. Ci sono tutte le condizioni per chiedere conto alla sindaca del suo operato ma, il solo strumento che potrebbe fare definitiva chiarezza sul futuro della amministrazione, è quello di provocare un aperto dibattito consigliare con una motivata mozione di sfiducia. Facile? Direi proprio di no visti i comportamenti a dir poco sospetti dei consiglieri comunali in carica. Il consigliere Palazzolo, martedì 24 scorso in consiglio comunale ha duramente messo in chiaro che è necessario sottoscrivere una mozione di sfiducia e lui come gli altri ben si guarda dal prendere l’iniziativa di proporne il testo. Servono 10 firme di altrettanti consiglieri e oggi con il passaggio alla Lega del consigliere pentastellato Cavina, l’opposizione dispone del numero necessario. Indecifrabile (sebbene a me assai chiara) la posizione della Lega della quale non è evidente la linea politica che porta avanti in consiglio divisa tra l’intransigente opposizione di uno dei consiglieri ed una di segno opposto sostenuta dall’altro per il quale l’avversario da contrastare e da combattere non sembra il M5S come logica vorrebbe ma piuttosto il PD. A quest’ultimo poi, lo stallo politico fa gioco, come una iena attende che la carogna della sua preda sia ben putrefatta e se ne guarda bene dal solo ipotizzare una mozione di sfiducia verso la sindaca Sangiorgi, anzi, assieme alla Lega aspetta che siano i contestatori del M5S a farlo. Pare di capire che più il logoramento aumenta e più sono le probabilità che si riaprano per l’ex partitone le porte del palazzo. All’interno del M5S appare evidente che oltre la denuncia del malcontento non si voglia proprio staccare la spina al governo cittadino e si può ben capire che una siffatta evenienza significherebbe la fine politica del movimento. In conclusione si parla di sfiduciare la Sindaca ma nessuno nè nel territorio di opposizione nè in quello della maggioranza, ha il coraggio di fare il primo passo ovvero scrivere la mozione e farla sottoscrivere ai consiglieri disponibili. A me resta il forte sospetto che ai consiglieri comunali sia di maggioranza che di opposizione non interessi più di tanto andare oltre la denuncia. Sono invece convinto che la discussione della mozione fatta in aula consigliare alla presenza dei cittadini sarebbe una ottima occasione per capire il vero pensiero che anima l’azione politica di ogni gruppo. Ma sono altrettanto convinto che questo coraggio politico per tante contrastanti ragioni, sia oggi assente nel nostro consiglio comunale al quale in definitiva più di tanto non intende tirare la corda. Insomma una mozione di sfiducia che nessuno vuole. Alessandro Mirri Mi trovo concorde con quanto stabilito dalla corte Costituzionale sulla delimitazione dell’art. 580 del codice penale in merito all’agevolazione del suicidio. Mi rendo conto che ciò riguarda un problema complesso e, pertanto, non sono giustificati né trionfalismi da un lato né chiusure invalicabili dall’altro. Nel rispetto verso chi la pensa diversamente da me, credo che la sentenza sia stata una decisione che valorizza ancora di più la libertà dell’individuo nelle scelte più difficili. Vorrei tranquillizzare i cattolici dicendo che questa sentenza non li riguarda perché il loro credo dice che la vita la dà e la può togliere solo Dio. Ma i cattolici, dall’altro lato non possono imporre le loro scelte a persone che la pensano diversamente. Per analogia mi sono riletto la lettera sulla felicità di Epicuro. Significativi sono i paragrafi 124 – 126 “la morte, il più atroce di tutti i mali, non esiste per noi. Quando noi viviamo la morte non c’è, quando c’è lei non ci siamo noi.. Il vero saggio, come non gli dispiace vivere, così non teme di non vivere più. La vita per lui non è un male, né è un male il non vivere. Ma come dei cibi sceglie i migliori, non la quantità, così non il tempo più lungo si gode, ma il più dolce.” Il rispetto e il senso del dubbio hanno diritto di esserci, ma chi si è trovato ad assistere genitori od altri congiunti fino al momento del non ritorno, credo possa comprendere a pieno il significato della sentenza appena pubblicata. Saluti e buon lavoro.

Adriano Gini