Vivete la scuola senza maschere

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Carissimi studenti, all’inizio di questo nuovo anno scolastico desidero salutare ognuno di voi, insieme ai vostri insegnanti, dirigenti e membri del personale non docente e tutti coloro che, a vario titolo, sono implicati nel vasto mondo della scuola. Mi ha molto colpito, in questi giorni, ripensare al fatto che dopo 54 anni questa è la prima volta che all’inizio di un nuovo anno scolastico non ritorno a scuola. Dalla mia prima elementare fino a pochi giorni fa ho sempre vissuto a scuola, sia come studente che come insegnante. Ed il mese di settembre, per chi vive nella scuola, rappresenta sempre un nuovo “inizio” dopo la pausa dell’estate. E per tutti in questo inizio c’è sempre nascosta nel cuore un’attesa, un desiderio, una speranza: che accada qualcosa che porti con sé una novità bella, significativa, gioiosa per la vita. Anche per me questo settembre rappresenta, per così dire, un nuovo inizio, perché solo due mesi fa papa Francesco mi ha nominato vescovo della nostra Chiesa, cioè colui che è chiamato a testimoniare come la fede cristiana è legata ad un altro “inizio”, quello dell’amicizia di Gesù con gli apostoli:
il vescovo, infatti, in ogni Chiesa è il successore dei primi apostoli. E anch’io, come voi, sono pieno di attesa e speranza che questo nuovo compito possa recarmi la novità di una consapevolezza più profonda, crescendo nell’amicizia con Gesù vissuta all’interno della sua famiglia che è la Chiesa. “L’unica gioia al mondo è cominciare. È bello vivere perché vivere è cominciare, sempre, ad ogni istante”: così annotava il grande poeta Cesare Pavese nel suo Diario. E in questa estate i tanti dialoghi avuti con voi mi hanno proprio raccontato questo desiderio. Eccone qualche testimonianza: «Vorrei mettere in pratica l’I CARE di don Milani, vivendo a pieno l’anno scolastico senza adagiarsi sulla facilità di essere studenti passivi. Vivendo la scuola senza maschere, come luogo in cui essere se stessi, senza dubitare della propria identità e delle proprie capacità, senza il pensiero fisso di essere giudicati. Vorrei che ci si potesse appassionare davvero alle cose che si studiano, perché solo così è possibile trovare la propria strada e decidere il proprio futuro. Vorrei che ogni studente si sentisse dire “Ben tornato!” in una scuola che lo faccia sentire a casa, con un cuore aperto e pronto a lasciarsi infiammare, vivendo la scuola attivamente perché diventarne protagonisti è l’esperienza più forte e genuinamente bella che si possa fare». «Questa estate, durante le vacanze, ho avuto modo di rendermi conto che durante le passeggiate ci venivano chieste tre cose: fare silenzio, attenzione a ciò che ci sta intorno (persone e cose) e fatica, ecco queste cose che volentieri io faccio durante la vacanze le vorrei vivere anche a scuola perché spesso mi viene chiesto di fare lo stesso ed io lo faccio invece svogliatamente e senza giudizio. Voglio affrontare la scuola, i nuovi compagni e i professori con la testa alta, facendo memoria di tutta la bellezza che ho vissuto quest’estate per essere una persona che guarda oltre alle apparenze e non da nulla per scontato. L’uomo è fatto per le cose belle. In quest’anno scolastico mi aspetto tanta fatica, come gli anni scorsi. Ma il mio proposito è quello di riuscire ogni giorno a fare un incontro, che può essere anche soltanto un gesto o una frase detta. Vorrei riuscire a non preoccuparmi troppo dei voti che arrivano, anche se è difficile». Che attesa grande nei nostri ragazzi! Carissimi insegnanti, nel dialogo di questa estate, sono stato provocato anche da domande veramente interessanti che i ragazzi mi hanno rivolto. Desidero condividerle con voi perché la comune responsabilità educativa ci aiuti a crescere nella nostra umanità e nel compito così grande che abbiamo. Sarebbe interessante poterci ritrovare a dialogare su questi temi: «L’interesse per lo studio è lo specchio di un interesse per la realtà. La scuola tanto temuta per le sue regole sembra però offrire un riparo al vuoto e alla noia di tante giornate delle vacanze. Che cosa favorisce in lei questa passione per la vita? Che cosa può sostenere le domande e gli ideali che ci sentiamo nel cuore quando spesso ci vediamo ridotti a numeri? Spesso sentiamo la fatica di non riuscire a vivere i rapporti scolastici con il nostro volto. Che cosa l’aiuta ad essere sé stesso? Come ha fatto a capire qual era il suo posto nel mondo? Oggi sembra dominare una grande incertezza…» In un grande incontro con la scuola Papa Francesco qualche anno fa diceva: «Che la scuola sia un luogo di incontro nel cammino. Si incontrano i compagni; si incontrano gli insegnanti; si incontra il personale assistente; i genitori incontrano i professori; il preside incontra le famiglie, eccetera. E noi oggi abbiamo bisogno di questa cultura dell’incontro per conoscerci, per amarci, per camminare insieme». All’inizio del nostro cammino e sperando che ci siano presto occasioni per incontrarci personalmente, vi auguro un buon anno scolastico e ogni bene a voi e alle vostre famiglie. Di cuore, vi benedico

Giovanni Mosciatti, vescovo