Viaggio al centro della rete

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Fare rete. Un adagio sempre più attuale, ripetuto da associazioni, amministratori e politici quando devono indicare la propria linea d’azione. C’è però un luogo, a volte bistrattato, a volte usato a sproposito, che è una rete per definizione: il mondo online. Al pari del carbone e del petrolio per le rivoluzioni industriali, il web è il protagonista della rivoluzione che stiamo vivendo (e abbiamo già vissuto). La rete ha abbattuto le pareti dello spazio e del tempo, insinuandosi in ogni aspetto del nostro quotidiano. E quotidiano non è un termine scelto casualmente: uno degli ambiti che ha più subito e seguito la rivoluzione online è il giornalismo. Non è questo lo spazio adatto ad una diatriba tra apocalittici e integrati o tra nostalgici della lettera 32 e fanatici dei plug-in di WordPress. Ci limitiamo ad una constatazione al limite del tautologico: la rete, banalmente, fa rete. E quando tale strumento si applica al giornalismo locale, la funzione informativa si intreccia con quella aggregativa: una comunità riceve informazioni, commenta, condivide, dialoga, creando una nicchia virtuale indipendente dai limiti spazio-temporali, ma solo da quelli di copertura del segnale.
L’antico modello del giornale che dà notizie viene messo in discussione, proprio grazie alla discussione che gli utenti di tale comunità possono sviluppare attorno alle notizie, agli argomenti proposti dal fulcro di tale microcomunità: il giornale locale. Questo ruolo comporta però due corollari. Per prima cosa, la responsabilità. Ogni giorno siamo sommersi da notizie, alcune delle quali si rivelano false, capziose o manipolate. Compito della stampa locale è creare una comunità sana, che riesca a fruire e discutere di notizie vere e verificabili riguardanti il territorio, per non creare una rete che contribuisca a diffondere fake news che potrebbero avere effetti dirompenti e conseguenze che vanno ben oltre la mera disinformazione (certi episodi di attualità sono testimoni concreti delle possibili conseguenze di questa deriva). Seconda conseguenza, condizione necessaria, è la creazione di un’identità condivisa e condivisibile, un insieme di valori di fondo che possano fungere da collante per creare una comunità di destino legata ad un territorio, che permetta di indagarlo e darne conto in tutte le sue sfaccettature. In un’epoca dominata da un surplus di voci e da un bombardamento continuo di notizie, la preziosità del giornalismo locale è la presenza sul territorio, la capacità di darne conto e la memoria storica che nessun’altra voce possiede. L’essere umano non è più solo animale sociale, ma anche social: Facebook, Instagram, Twitter, solo per citare i più diffusi, fanno parte della nostra routine. Attorno a ogni testata si sviluppano community di lettori che interagiscono tra loro, discutono su temi di attualità o si informano sul programma della prossima sagra, creando una piattaforma, un pubblico locale che desidera conoscere la realtà che lo circonda. Un compito a cui chi vive il territorio da 120 anni può assolvere. Tra doveri, poteri e responsabilità, per citare un famoso supereroe che con le reti ci sapeva fare.

Giovanni Baistrocchi