Quale cultura per quale città?

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Era il 1979 quando il Comune di Lugo diede avvio alla prima stagione teatrale con un migliaio di abbonati, realizzando al cinema Astra un cartellone che si aprì con l’ “Amleto” con Gabriele Lavia e Ottavia Piccolo. Il successo di questa esperienza pose le basi per quella che, una volta riaperto il “Rossini”nel 1986 dopo il restauro, sarebbe diventata il fulcro della programmazione del teatro. Contemporaneamente si diede avvio alla produzione di opere liriche, proponendo un repertorio considerato il più adatto alla tipologia, anche acustica, del nostro settecentesco teatro, repertorio incentrato principalmente sull’opera buffa del ‘700. Come sappiamo, la programmazione proseguì, a partire dalla metà degli anni ’90, con un progetto basato sull’opera contemporanea, per ritornare recentemente alle origini con le tre edizioni del Festival di musica barocca“Purtimiro”, oggetto di riconoscimenti da parte della critica, ma anche di non poche polemiche sul piano politico.
Non è questa la sede per tracciare un bilancio della trentennale esperienza del teatro musicale che ha cercato, con risultati alterni, di sprovincializzare Lugo, con l’obiettivo di favorire un salto di rango della città e del suo teatro nel panorama nazionale. Ci saranno altre occasioni per valutare l’impatto finanziario e il ritorno d’immagine che queste stagioni possono aver prodotto. Oggi siamo però chiamati a riflettere sulla sospensione dell’attività del “Rossini”. È fuor di dubbio che la chiusura per un anno del teatro crei un forte disagio nel pubblico, presso cui questa istituzione gode di un apprezzabile seguito in tutte le fasce di età, in considerazione della molteplicità di eventi che vi si svolgono, coinvolgendo anche il mondo della scuola e dell’associazionismo. La chiusura forzata del teatro potrebbe, tuttavia, rappresentare un’occasione per la nostra comunità e per la sua classe dirigente di operare una riflessione sulla tipologia delle proposte. L’auspicio è che le scelte che caratterizzeranno la politica culturale di questa legislatura possano essere oggetto anche di un confronto pubblico. Oggi, come a metà degli anni ’80, la domanda “Quale cultura per quale città?”ci sembra riecheggiare in maniera insistente. Questo perché, al di là dei molti eventi che il nostro territorio ospita e organizza, ciò di cui si avverte più che mai il bisogno è di un “pensiero lungo”che ci consegni una strategia, una visione coerente e possibilmente
condivisa di offerta culturale, partendo dal teatro e dalle altre istituzioni della
città.

Daniele Serafini