Il fiume: un patrimonio da valorizzare

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Caro Direttore, ho letto con interesse e soddisfazione e pertanto mi rallegro, per le pagine dedicate da Il Nuovo Diario Messaggero alla valorizzazione e cura della risorsa costituita dal fiume non solo del Santerno, ma anche del Senio, in cui vari interventi di persone brave e competenti, nonché dedite alla cultura ambientale e alla conservazione del patrimonio naturalistico, hanno con sensibilità, passione ed equilibrio affrontato le tematiche connesse e collegate. Associazioni e persone la cui cultura, amore e competenza per il territorio è motivo di positività, valore e a un tempo, concreta speranza che Istituzioni e Amministratori preposti colgano e utilizzino l’opera ed i consigli di queste associazioni al fine salvaguardare e promuovere non solo il fiume, ma l’intero territorio per l’oggi e il domani. In verità una cultura non molto diffusa, ma se sollecitata e sviluppata validamente, la si trova se pur latente ed un po’ nascosta in ogni persona sensibile e attenta. Si tratta di svolgere una azione sistematica e continuativa a fianco di queste realtà già operanti, associazioni e singole persone, cosicché emerga e si diffonda il profondo valore della ricchezza ambientale, della preziosità dell’acqua bene pubblico e dell’impegno corale necessario per preservare l’ambiente non solo per le nostre generazioni, ma soprattutto per quelle future. Queste sono spontanee e semplici riflessioni sulla base dei contenuti espressi e raccolti nelle pagine dedicate al Santerno ed al Senio dal giornale. Emerge e risalta il riconoscersi in qualcosa che conosci e ti appartiene, non solo nella memoria da tempo, elemento di identità che scende non solo in concreto e metaforicamente dall’alto dell’Appennino e attraversa il nostro territorio fino a valle, ovvero il fiume, ma va considerato come elemento sostanziale, amato, rispettato, curato e conosciuto molto di più. Per questo se finalmente nascerà a fianco del Santerno la ciclabile che ci accompagni con lieve salita fino a Castel del Rio, sarà occasione non solo per la nostra identità, salute e ricreazione, ma strumento per rafforzare e consolidare il rapporto con il fiume e le comunità che lo costeggiano e vi vivono a fianco. Un sogno salire in bicicletta fino all’Appennino con le famiglie??!! Fuori dal traffico convulso, nonché pericoloso, fiancheggiare in solitaria lo scorrere delle acque del Santerno. Ambiente paesaggio, umanità, silenzio ritrovato, accanto al fiume, quasi un antico percorrere da pellegrini. Forse poesia, ma il bisogno e desiderio sono diffusi ed esigenza riconosciuta a cui va data risposta, colmando un vuoto ed un ritardo infrastrutturale e culturale.

Raffaele Benni