Chi è il vescovo

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Debbo ammettere di essermi trovato sempre in difficoltà quando ho dovuto spiegare in linguaggio corrente chi è il vescovo. Anziché illustrarne la missione, si preferisce di solito soffermarsi sulle caratteristiche personali e notare se è estroverso o riservato, moderno o tradizionalista. Vale la pena tuttavia partire da un’ovvietà: prima che un’autorità ecclesiastica è un battezzato, che condivide con tutti gli altri un incarico perentorio: andare, superare i confini della comunità cristiana, per testimoniare a favore di Gesù Cristo. Non a favore di un personaggio storico, ma di un Vivente, che viene incontro ad ognuno con la mediazione della Chiesa. Che cosa dunque ci si può aspettare dal nuovo vescovo? Che faccia progredire tutta la Diocesi nello stile missionario, tanto nei rapporti con i residenti ad Imola quanto con gli abitanti di altri paesi. Il vescovo dunque può essere definito un testimone e più precisamente il primo testimone tra i componenti della Chiesa di un determinato luogo. Il vescovo però è da considerare anche l’amministratore ed erede della Tradizione, in forza della “successione apostolica”, cioè di quel passaggio del testimone che, a partire dagli Apostoli, scelti direttamente da Gesù Cristo, giunge fino al suo immediato predecessore, come lui nominato dal Papa. In quanto erede, ha il gravoso ed entusiasmante compito di proseguire un’opera, di mettere a frutto ed incrementare quanto è stato avviato da Gesù Cristo e poi coltivato dai suoi discepoli lungo i secoli, facendo in modo che le iniziative valide non si interrompano. Infine, ha il compito di custodire e sviluppare il patrimonio ereditato, scegliendo e valorizzando i suoi collaboratori in modo da non tarpare le ali e da non sovraccaricare nessuno. Un’espressione popolare felice mi sembra quella che viene usata nei riguardi del prete novello, del quale si dice che “Ha sposato la Chiesa”. Applicandola al vescovo, si potrebbe definirlo lo sposo della Chiesa particolare: nel nostro caso, della Chiesa di Imola. Così si lascia intendere che il rapporto tra vescovo e popolo è di carattere affettivo, non di carattere funzionale o burocratico, ed è destinato a rimanere per sempre. Il vero e unico sposo in realtà è Gesù Cristo, mentre quanti lo rendono presente si succedono e quindi cambiano. Ma nel momento attuale chi vede il vescovo vede lo sposo della comunità cristiana di Imola. Nel ricordo di Mons. Giuseppe Fabiani, che da appena due settimane ci ha lasciato, come suo successore mi piace salutare il nuovo vescovo, Mons. Giovanni Mosciatti, con le parole della Scrittura: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore”.

Tommaso Ghirelli, Amministratore apostolico della Diocesi di Imola