L’educazione stradale nelle scuole

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Gentile Direttore, desidero affrontare pubblicamente, in modo schietto e sincero, la tematica della educazione stradale nelle scuole compreso le ultime notizie al riguardo apparse nei giorni scorsi sulla stampa locale. Chi le scrive è la persona che a suo tempo fu definita dai media “il papà dell’educazione stradale” e colui che ha dedicato gran parte della sua vita professionale (e non solo) a questa attività che ha sempre considerato indispensabile per contribuire a cambiare la cultura di come si affronta la strada e la convivenza civile. Devo purtroppo tristemente verificare che anche Imola, città definita negli anni 2000/2010 capofila di oltre 50 Comuni in Italia e all’avanguardia nei programmi, ha esaurito la sua carica propulsiva e innovativa. A onor del vero la fase calante dell’attività di E.S iniziò già dal 2009 con l’Amministrazione di Daniele Manca e, ulteriormente dal 2013 al 2018, la parabola discendente è stata ancor più evidente per il chiaro disinteresse che quella amministrazione ha dimostrato nei fatti. Ormai però il passato è passato e ci troviamo oggi con una Amministrazione Comunale a Imola di diverso colore politico e che giustamente si era definita del “cambiamento”. Mi aspettavo sul tema della educazione alla sicurezza stradale un taglio netto con le modalità della precedente amministrazione. Mi sarei aspettato una pressione positiva del Comune di Imola all’interno del Circondario imolese affinchè questa attività venisse strutturata oltre ai quattro Comuni che già la effettuavano e non il contrario: un lento e progressivo decadimento anche in coloro che già l’avevano praticata con successo. Mi spiace rilevare che le modalità di approccio a queste tematiche della sicurezza in strada siano rimaste le stesse del 2013/18. Mi spiego meglio; per una attività seria che porti a dei reali cambiamenti dei comportamenti nei cittadini, in particolare nei bambini e negli adolescenti, occorre una attenta programmazione che veda uniti in squadra ognuno dei rispettivi attori quali i Docenti della scuola, gli Operatori della P.M e le famiglie dei ragazzi. Quanto sopra non è il pensiero o un’invenzione del sottoscritto ma è ciò che importanti pedagogisti e psicologi della sicurezza viaria hanno affermato e affermano tuttora in vari consessi e pubblicazioni. Gentile Direttore, gentili lettori o ascoltatori, mi permetto di far notare che l’art. 230 del Codice della strada e le conseguenti circolari ministeriali dell’ottobre 1994 non sono mai state abolite e recitano che l’attività di educazione stradale va effettuata in tutti gli ordini scolastici e in modo trasversale a tutte le materie. Inoltre afferma che la Scuola come agenzia educativa può avvalersi delle competenze e professionalità delle Polizie Municipali. E ancora un altro articolo, il 208 del C.d.S , obbliga le Amministrazioni ad investire una percentuale del ricavato delle sanzioni amministrative del C.d.S rilevate sulle strade di proprietà in attività specifica di educazione stradale così come prevedono le direttive ministeriali del 1994. Ricordo anche che nel 1992 un largo comitato di cittadini Imolesi organizzò una petizione e portò più di 12.000 firme ai rispettivi presidenti di Camera e Senato affinchè la educazione stradale divenisse obbligatoria in tutte le scuole di ordine e grado; cosa che avvenne poi nella formulazione del nuovo codice della strada entrato in vigore nel 1993. E ancora, ai tempi che il Comune di Imola riceveva importanti riconoscimenti da due Presidenze della Repubblica ( medaglia di bronzo da Ciampi e d’argento da Napolitano) e anche un plauso da parte di Papa Woityla, gli interventi nelle scuole venivano strettamente concordati e coordinati nelle rispettive commissioni di lavoro composte da Docenti delle materne, delle primarie delle secondarie di 1° e 2° grado e operatori del Corpo della Polizia Municipale. Come molti trentenni o quarantenni di oggi ricorderanno, gli incontri previsti nelle classi primarie 3ª, 4ª e 5ª erano in un anno TRE: due teorici/pratici in palestra ed uno pratico sulla strada; Gli incontri previsti nelle classi 1ª, 2ª e 3ª media erano in un anno DUE :1 pratico sulla strada ed uno teorico in classe; Gli incontri nelle classi superiori 2ª e 4ª erano in un anno di 15 ore per gli studenti con il metodo Educazione fra pari, ed era compresa una uscita pratica in strada per gli studenti formatori di seconda e una uscita notturna di 4 ore con i “Pattuglioni” della PM o di altre forze dell’ordine per gli studenti di 4ª. Faccio notare che documenti quali il patentino del ciclista o Saggi finali venivano forniti e organizzati solo se gli studenti avevano realmente partecipato alle attività che ho sopracitato. Per venire invece ai giorni nostri, mi risulta che l’ufficio per l’educazione stradale nel Corpo di Polizia Municipale sia stato da tempo smembrato del suo coordinatore e le unità operative ad esso dedicato (erano 2) siano state destinate oggi ad altro incarico. È pur vero che nel frattempo la Polizia Municipale di Imola è diventata a tutti gli effetti, insieme ad altre, dipendente dal Circondario Imolese. Qualcuno in città addossa le responsabilità del decadimento dell’attività di E.S. al fatto che il Circondario non sarebbe stato incline a favorirne il suo ingresso in tutti i Comuni. Non so se corrisponda al vero ma vorrei ricordare a chi ci legge o ci ascolta che i Comuni di Castel S.Pietro, Mordano e Medicina, oggi a pieno titolo nel Circondario imolese, avevano adottato fin dagli anni 2000 con un ottimo successo il sistema avviato ad Imola. Mi rifiuto di pensare che l’attuale responsabile per l’educazione stradale nella PM Circondariale, allora attivissimo Comandante della Polizia Municipale di Medicina, non abbia compreso l’importanza della formazione dei Docenti e degli Operatori di PM perché a suo tempo nel proprio Comune fu un antesiniano di questa modalità di lavoro che coinvolgeva anche le famiglie dei ragazzi. Stessa cosa si può dedurre dell’attuale responsabile PM di Castel S. Pietro, allora Comandante di Casalecchio che adottò in toto in quel Comune i diversi progetti provenienti da Imola e in seguito dalla Provincia di Bologna. Sono interessato a conoscere e, credo anche tanti altri cittadini genitori e non, di chi siano le responsabilità di questa decadenza. Un ufficio della Polizia Municipale del Circondario senza personale o con un suo impegno solo a part time che coordini le importanti attività delle diverse professionalità quali la Scuola, le P.M. e le famiglie non ha, in quelle condizioni, alcuna possibilità di realizzare nulla di strutturato. Ed è quello che è accaduto anche in questo ultimo anno. Infatti anche in questo anno scolastico 2018/19 non sono state nominate le commissioni di lavoro suddivise per ordine scolastico e che a tutti gli effetti sono gli strumenti di collegamento con la Scuola e le famiglie. Non risulta un lavoro pedagogico coordinato a carico degli Insegnanti delle diverse discipline che intervengano prima e dopo gli interventi della Polizia Municipale, non si ha notizia di incontri specifici per classe con i genitori per renderli partecipi del modello educativo. Dalle notizie in città risulta che la P.M nel Comune di Imola, degli altri non ho conoscenza specifica, presenzia nelle classi 3 e 5^ primaria con un solo incontro in un anno. Nelle scuole ex medie un operatore, senza ovviamente essere formato, entra in classe come una meteora e si improvvisa Docente dietro una scrivania. Se corrisponde al vero nessuno dei Comuni del circondario, Imola compresa, avrebbe investito (Art 208 del C.d.S.) un solo euro per questa attività. Sembrerebbe spesa una cifra di 5.000 euro da un privato ma solo per il Saggio Finale in autodromo. Con tutto il rispetto, mi permettano gli Amministratori di Imola e degli altri Comuni del circondario: questa non è educazione stradale così come dovrebbe essere intesa dalle norme approvate a suo tempo da valenti studiosi della pedagogia e della comunicazione del ministero della Pubblica Istruzione e di altre realtà istituzionali. Ho la strana sensazione che a riguardo di questa attività anche la nuova amministrazione di Imola ricalchi la tendenza degli ultimi anni del “Senatore” ex Sindaco Manca. Desidero informare pubblicamente la Sindaca Sangiorgi che, consapevole delle difficoltà che la nuova amministrazione avrebbe incontrato nel gestire questa situazione lasciata dalla precedente, sulla base anche della mia esperienza presso la Provincia di Bologna dove ero riuscito ad avviare in 6 anni queste attività in altri 38 Comuni, agli inizi del mese di settembre 2018, incontrando l’allora Assessore alla PM, Sig Lelli, mi ero reso disponibile in volontariato e, sottolineo gratuitamente, per cercare di riavviare insieme questo progetto. Non ho ricevuto alcuna risposta pur avendo elaborato per lo stesso Assessore anche una bozza di progetto come lui mi aveva richiesto. Per concludere mi auguro che con queste mie riflessioni alla nostra Sindaca, ai nuovi e riconfermati Sindaci del Circondario, gli siano venuti i dubbi che affermare pubblicamente che nel 2018/19 ad Imola e negli altri comuni con un incontro saltuario della PM nelle classi terze e quinte in un anno, con un saggio/passeggiata in autodromo e un patentino … è stato svolto un programma di educazione stradale , sia a dir poco azzardato. Gentile Direttore ho chiesto alla Sangiorgi come Sindaco di maggior peso nel circondario di non seguire le orme del suo predecessore tagliando solo nastri. Ricordando che le nostre strade sono sempre più piene di atti di inciviltà, scarso rispetto per le incolumità dei più deboli, aumento di incidenti stradali anche gravi, sarei orgoglioso se si provasse veramente ad entrare nel merito di progetti educativi seri e strutturati che coinvolgano tutte le componenti che insieme possono cambiare la cultura della sicurezza stradale e il convivere civile di una comunità così importante come quella di Imola e Circondario. Ringrazio fin da ora per l’attenzione e lo spazio che mi vorrà concedere.

Emilio Noferini, già Ispett. C. Pm Imola e Coordinatore Prov. di Bologna