La Madonna è un bene pubblico

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Le Rogazioni che si svolgono in Città e in varie parrocchie della diocesi nella settimana precedente l’Ascensione non temono l’enfasi oratoria: semmai corrono il rischio opposto, di venire ridotte a pratica devozionale volta più verso il passato che verso il futuro, ridimensionandone la portata sociale insieme con quella più propriamente spirituale. Cerchiamo di ricollocarle nell’ottica giusta, pensando soprattutto ai giovani, che ereditano la devozione alla Madonna del Piratello da una generazione in affanno nel rapporto con le proprie radici. È proprio necessario confinare la religiosità nel privato, per essere moderni, liberi e aperti di mente? In una società che si riconosce “plurale”, i punti di convergenza possono essere solamente di carattere pragmatico, cioè di tipo economico e tecnologico? Anzitutto, in una società come quella in cui ci troviamo a vivere occorre riconoscere la necessità del dialogo: ciascuno mette in comune con gli altri le proprie convinzioni, i propri valori, senza imporli; dal confronto poi emergono i punti di convergenza, sui quali fondare una convivenza degna dell’uomo, a partire dal riconoscimento dell’uguaglianza di tutti gli uomini.
Ora, il dialogo non implica minimamente la rinuncia alla propria identità, anzi ne richiede la franca e libera espressione. Inoltre l’autostima è il presupposto della stima per i propri interlocutori. Chiarito questo, si presenta un altro punto da chiarire: fino a che punto ciascuno di noi è d’accordo con se stesso? Fino a che punto è disposto a pagare di persona per le proprie convinzioni, in primo luogo le convinzioni di fede? Qui è in gioco direttamente la coscienza personale, ma nello stesso tempo sono in gioco le comunità: ogni comunità, dalla famiglia alla nazione, è infatti formata di persone. Torniamo alle Rogazioni e alla Madonna. Vorrei raccomandare a tutti gli Imolesi, a prescindere dalle loro appartenenze religiose e sociali: non perdiamo l’occasione di interrogarci, mentre l’Immagine della Madonna del Piratello sosta ancora in Cattedrale. Per farlo meglio, mettiamoci davanti ad essa, avviciniamoci, guardiamola con calma, considerandola nostra. La Madonna è un bene pubblico, anche se l’ha in custodia la comunità cristiana. Appartiene alla Città, a tutti coloro che ne fanno parte, non ai soli cattolici. Vale la pena aggiungere che della comunità civile fanno parte tutte le generazioni, a prescindere della loro età. Non sono più cittadini gli anziani dei giovani, né più gli adulti dei bambini. Si dia quindi a tutti la possibilità di esprimersi secondo il proprio linguaggio e il proprio grado di consapevolezza; si interpreti con rispetto il limite delle fasi dello sviluppo personale, evitando di sostituirsi alla volontà di chi è meno maturo o meno autosufficiente. Non si rispettano i bambini viziandoli, accontentandoli, ma rendendoli padroni di sé. Interpretare e integrare non equivale a sostituire, tanto meno ad escludere.

Tommaso Ghirelli, vescovo