Il senso della festa patronale

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Nel “Direttorio su pietà popolare e Liturgia” si legge che la festa del Patrono deve essere un giorno di festa, nella quale si cessa dalle attività lavorative per lasciare spazio a momenti di vita spirituale, familiare e sociale. Tutto ciò è accaduto il 15 maggio a Lugo, dove si è vissuta la festa del patrono Sant’Ilaro. Al centro della Festa c’è stata la santa Messa e la processione in onore del Santo Patrono, presieduta dal nostro vescovo Tommaso Ghirelli, con la partecipazione della Comunità locale. Come ogni anno la festa di Sant’Ilaro si è svolta all’interno della manifestazione della Contesa Estense. È stata una bella manifestazione sia spirituale che sociale. Diciamo che come festa rispondeva al desiderio e alla necessità vitale dell’uomo di dare spazio alla spiritualità e alla socialità. Anche se bisogna sempre fare tanta attenzione che non prendano il sopravvento altri elementi che rischiano di svuotare il contenuto specificamente cristiano e umano che ne era all’origine, per lasciare il campo a una manifestazione quasi esclusivamente commerciale o folkloristica, perdendo anche il carattere di occasione favorevole di incontro e di dialogo tra i membri di una stessa comunità.
Scrive il “Direttorio su pietà popolare e Liturgia” a questo proposito: «La festa infatti è partecipazione dell’uomo alla signoria di Dio sulla creazione e al suo “riposo” attivo, non ozio sterile; è manifestazione di gioia semplice e comunicabile, non sete smisurata di piacere egoistico; è espressione di vera libertà, non ricerca di forme di divertimento ambiguo, che creano nuove e sottili forme di schiavitù…» (n. 233) . Nella ultima Assemblea diocesana si è detto che il problema pastorale è quello di ripensare la festa patronale attualizzandone il significato originario, anche se non è da eliminare tutto ciò che va oltre la dimensione religiosa. Ciò significa che le feste patronali andrebbero inserite in un “itinerario di fede” parrocchiale o cittadino nel medesimo tempo, con l’auspicio che non si limitassero a rimarcare anno dopo anno le medesime manifestazioni cartellonistiche di folklore. Nella programmazione della festa patronale andrebbero proposti incontri specifici per approfondire la testimonianza del Santo patrono e la sua valenza per la Chiesa di oggi. Nella presentazione del libro “Il ritorno del busto di Sant’Ilaro” di Daniele Filippi, scritto in omaggio ad Achille Camorani artefice del ritorno del busto argenteo del patrono di Lugo, il nostro Vescovo Tommaso Ghirelli afferma: “Ma qual è oggi l’identità religiosa di Lugo e del suo circondario? Sarebbe importante soffermarsi su tale questione, che sfocerebbe in un esame di coscienza corale e in un confronto tra generazioni. Sicuramente non basta continuare a festeggiare il Patrono per fedeltà al passato e in particolare alle persone verso le quali nutriamo affetto e gratitudine. Occorre trovare dentro di sé, in quanto comunità, delle nuove motivazioni e rispondere alle sfide del presente, tra le quali emerge quella rappresentata dai nuovi arrivati, i cittadini provenienti dall’estero. Chissà se questo libro capiterà tra le mani di qualcuno di loro e li aiuterà a conoscere meglio l’anima di Lugo, o almeno a sentire che questa popolazione ha in sé dei motivi di fierezza, delle istanze di umanità, che anche quanti appartengono ad un’altra cultura religiosa possono riconoscere e stimare”. Il Vescovo termina augurando “che i Lughesi riscoprano ancora, insieme alla storia, la loro identità. E offrano a Sant’Ilaro nuove occasioni per assisterli con il suo valido patrocinio nell’impegnativo passaggio di epoca che stiamo vivendo”. E’ questo anche il nostro augurio per il Lughesi.

Padre Domenico Meloni