Cattolici, sveglia!

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Uno dei pensieri che più frequentemente mi frulla per la testa riguarda la presenza dei cattolici in politica. Un tempo c’era la DC che bene o male era il loro naturale contenitore benedetto dalla gerarchia ecclesiastica. La DC è morta da decenni, e i cattolici hanno progressivamente sempre più eroso il loro peso disperdendosi in tanti partiti dell’arco costituzionale. Così facendo l’incidenza della loro presenza nelle scelte fondamentali è oggi insignificante, basta guardare l’andazzo quotidiano. Un solo esempio tra i tanti; la Corte di Cassazione con l’ordinanza 10124/2019 ha cancellato il decreto ministeriale del ministero dell’Economia n.200/2012 che stabiliva che le scuole paritarie non sono considerate enti commerciali, quindi esentate dal versare all’IMU. Con questa ordinanza è stato inflitto un colpo mortale alle scuole paritarie molte delle quali saranno costrette a chiudere e sul sistema paritario verrà messa una pietra tombale. Occorre chiedersi allora, chi oggi abbia la forza politica di difendere la libertà di scelta educativa e con essa sostenere il pluralismo scolastico? Chi oggi in Italia si batte affinché il sistema dell’istruzione non sia solo statale? Chi difende la società italiana dallo statalismo, più adatto ad un paese totalitario che ad un paese occidentale? Chi oggi difende i valori che il Papa emerito Benedetto XVI definiva irrinunciabili? Sono persuaso che laddove si prendono le decisioni fondamentali per la nostra convivenza, sia necessaria una presenza significativa di uomini e donne in grado di incidere non solo con la loro personale testimonianza ma anche attraverso la loro visibile unità. Questa essenziale presenza non può che essere quella dei cattolici. Nei parlamenti nazionale ed europeo, nei consigli regionali, nei comuni, se i cattolici continueranno ad essere supini alle idee imposte dalle maggioranze dei loro raggruppamenti, il futuro della nostra nazione è segnato verso l’attuale inarrestabile deriva nichilista nella quale, tanto per citare un caso, ci si indigna di più per il maltrattamento di un cucciolo di pochi mesi strappato dall’amore della madre mentre nulla si dice per l’analogo trattamento riservato ad un bambino nato da un utero in affitto. Cosa si aspetta a tirare fuori gli attributi e tutti assieme noi cattolici difendere e sostenere con leggi adeguate le nostre convinzioni etiche? Se questo fosse non solo il mio desiderio, ma fosse da qualcuno condiviso, non possiamo avallare questa nostra diaspora perché così non contiamo nulla, in futuro conteremo sempre di meno e gli altri, i cosiddetti laici illuminati, imporranno sempre e comunque i loro principi che, guarda caso, sono sovente contrari all’etica cristiana. Continuare con questo andazzo non possiamo che rassegnarci a perdere la nostra identità relegandola alla sola, seppure fondamentale, testimonianza personale che da sola non porta da nessuna parte. Ma anche la gerarchia ecclesiastica, Vescovi e Sacerdoti dovrebbero abbandonare la prudenza che li ha contraddisti in questi ultimi decenni. Di cosa hanno paura? E’ tempo di provare a cambiare rotta, di occasioni nel futuro prossimo ne avremo in abbondanza. Sveglia!

Alessandro Mirri