Giornali (e giornalisti) necessari

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La morte dei giornali, profetizzata con veemenza in periodi recentissimi, si sta rivelando infondata. Nonostante i vaticinatori dell’imminente decesso abbiano agito come quell’indovino il quale, dopo avere predetto che i fiori di un giardino si sarebbero seccati in poco tempo, ne taglia i condotti di irrigazione per causare l’effetto da lui previsto, in modo da accreditare la veridicità del suo assunto. La teorizzazione di una democrazia dell’informazione sorta dal basso come un moto insurrezionale che rovescia l’oligarchia informativa dei giornali e utilizza facebook e gli altri social come strumento alternativo è rinnegata nei fatti da chi l’ha sostenuta fino a pochi mesi fa. Anche per loro la rete è ora un luogo dove si discute, commenta, critica ciò che scrivono i giornali, a riprova che l’esercizio quotidiano di interpretazione della realtà svolto dalle testate nazionali e locali è ancora imprescindibile, perché è una certificazione di attendibilità. Basta osservare come chi voglia lanciare un’idea o un personaggio si avvale dei social, ma quando vuole dare concretezza e spessore alla sua iniziativa si rivolga ai giornali.
Basta guardare quante prime pagine, articoli, ritagli di giornale vengono pubblicati quotidianamente anche dai fruitori locali dei social. Una riprova di come stia crescendo tra le persone la consapevolezza che l’enorme utilità e diffusione della rete internet non può sostituire un’informazione professionale, qualificata e quindi attendibile. Soprattutto all’interno della rete, in cui tutto ciò che appare verosimile viene spesso assunto immediatamente e acriticamente come vero. E questo pone sulle spalle di chi svolge questo mestiere una responsabilità ancora maggiore rispetto a qualche decennio fa, quando la marea di informazioni che oggi ci inonda in tempo reale dal web non era ancora montata ai livelli attuali, in cui è ancora più indispensabile la bussola e il filtro di persone affidabili che accedano alle fonti, controllino e forniscano al lettore notizie verificate; in questo aggettivo “verificate” sta uno dei cardini dell’attività giornalistica. Una categoria professionale che, al pari delle altre, non è certo esente da colpe, ritardi, distorsioni, grossolane superficialità e strumentalizzazioni, che forniscono a detrattori interessati argomenti surrettiziamente utilizzati. E in questa fase di vorticosi e repentini mutamenti del mondo dell’informazione il radicamento territoriale assume un pregio ancora maggiore, offrendo e ricevendo dal lettore un utile stimolo di profilazione identitaria. Insomma, come ha affermato l’autorevole giornalista Ferruccio De Bortoli, i giornali vengono da lontano, ma non appartengono al passato.

Andrea Ferri