15 luglio 1948 – Sono passati più di 70anni ma non per me. Le date da non dimenticare sono la mia, la nostra storia

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Le date segnano il tempo della storia e se queste date sono comprese nel tuo arco di vita, il tuo vissuto diventa storia perché tu ne sei anche autentica testimone. La tarda età ti porta a lunghe notti insonni e nel silenzio, stranamente, la mente ritorna al passato più lucidamente: rivivi i fatti salienti della tua vita e ti trovi ad analizzarli, giudicarli in modo razionale, non sereno ma sicuramente meno emotivo. Sono nata sotto il fascismo e quindicenne ho ascoltato dalla radio l’entrata dell’Italia in guerra: ho sofferto come tutti per le privazioni, i pericoli, la lontananza delle persone care. Ma la storia dell’Italia è particolare, rara e forse unica. Brevemente. Una nazione che dopo l’armistizio datato 8 settembre 1943 si trova divisa: al sud, monarchie con i nemici diventati poi alleati, al nord nasce una repubblica dove gli alleati diventano nemici-occupanti con tutte le tragiche conseguenze (rastrellamenti, deportazioni, attentati, delitti, rappresaglie). Imola, col fronte a pochi chilometri e per diversi mesi, ha enormemente sofferto queste conseguenze. La fine della guerra era la cosa più desiderata e attesa; il 14 aprile 1945 finalmente truppe polacche e forze partigiane allontanano i tedeschi dalla città. Ma purtroppo le sofferenze e le ferite non sono finite. L’angosciante ritrovamento delle torturate vittime nel Pozzo Becca, la carneficina di Via Aldrovandi e le decine di vittime del dopo guerra (altri hanno scritto dettagliatamente su tutto questo) hanno segnato in modo indelebile la storia di tutti noi. Ed è qui che anche il mio vissuto diventa storia.
Più di settant’anni fa, il 15 luglio 1948, in periodo di pace, veniva ucciso in casa sua mentre svolgeva la sua umile attività di sarto, mio fratello Giulio. Alle persone della mia generazione, ancora in vita, il fatto è noto perché fece molto scalpore ma è sconosciuto alle nuove e sento il dovere-obbligo di scriverne sotto un aspetto nuovo e, per me, sconvolgente. La ricostruzione dei fatti è basata principalmente sul vissuto personale, su confidenze attendibili, da verbali stralciati da archivi e articoli di stampa. Imola viene “liberata” il 14 aprile 1945 e il 25 dello stesso mese la Festa è Nazionale: giustamente si festeggia per la fine della guerra e di una dittatura. Il giorno 14 luglio 1948 viene ferito a Roma il Segretario del P.C.I. on.le Togliatti. Dalla sinistra italiana viene proclamato lo sciopero generale e in tutto il paese le attività sono bloccate. Le forze di polizia e dell’ordine pubblico sono costrette a rimanere chiuse nelle loro sedi. Mio fratello, lavorando in casa propria e avendo un impegno inderogabile, non effettuò lo sciopero: il fatto venne con sollecitudine segnalato ai sindacati locali. Al mattino del 15 luglio venne effettuata conseguentemente una visita-controllo da un gruppo (sette) di donne che lo sollecitarono con prepotenza a cessare il lavoro avvisandolo anche di un controllo pomeridiano. Mio fratello invitò le sue collaboratrici a lasciare immediatamente il lavoro. Questo accadeva poco prima di mezzogiorno: dopo poco meno di tre ore mio fratello, in casa sua, veniva freddamente ucciso. Immaginabile dolore, paura, sofferenza, incredulità. Fin dall’inizio di questa angosciante storia ho giudicato eccessiva, fuori luogo, anomala l’uccisione di una persona per la colpa, se così si può ritenere, di non aver aderito a uno sciopero. Chissà quanti artigiani, lavoratori autonomi in quel maledetto giorni avranno continuato normalmente la loro attività. A mio fratello è stata riservata un’attenzione particolare: due gli accessi la mia casa, due i gruppi di donne per il controllo. La sua uccisione avvenuta dopo poche ore, in maniera così professionale, precisa, inesorabile (tre colpi, testa cuore, ventre) denota una particolare attenzione sulla sua persona, una eliminazione voluta da tempo, studiata, programmata. Per decenni non ho valutato queste evidenze nel modo giusto e anche durante il processo-burla intentato dalla mia famiglia non è mai stata discussa, esaminata una motivazione diversa da quella della non partecipazione allo sciopero. Poi, stranamente, (come se il destino volesse, prima della mia morte chiarirmi i tanti perché che mi sono sempre posta in questi lunghi decenni) durante un semplice colloquio mi è stato detto con estrema semplicità la motivazione per cui a mio fratello è stata tolta la vita. Non è stato ucciso per il mancato sciopero ma “perché testimone non silenzioso” della carneficina del 27 maggio 1945 in Via Aldrovandi, un massacro che è una macchia indelebile per tutta la nostra città.
L’Archivio di Stato di Roma , aperto alle consultazioni pubbliche dopo i settant’anni segretati per legge, ha fornito i dettagli dei fatti e i nomi delle persone coinvolte in quella inqualificabile giornata. Un marchio di infamia non comune per crudeltà, pochezza morale, disumanità che non è più possibile nascondere. Stampa locale ha già dettagliatamente pubblicato parte di quanto conservato negli archivi romani e anche testimonianze di persone presenti allo scempio: fatti sconvolgenti iniziati il 25 maggio e terminati il 27 seguente, ma non per i testimoni. Mio fratello ha pagato con la vita la colpa di aver visto e di non aver taciuto; la sua morte voluta dopo tre anni è più dalla fine della guerra marca d’infamia anche coloro che pur non colpevoli hanno coperto fatti e persone. Ho un foglio stampato sotto gli occhi e leggo: “Con decreto del Presidente della Repubblica (datato 12 giugno 1984) Imola è medaglia d’oro per “attività partigiana riconosciuta per periodo 8/9/1943 – 14/4/1945?” Medaglia d’oro per un valore limitato nel tempo e con un decreto firmato dal Presidente Pertini 39 anni dopo: è naturale porsi delle domande. Le macchie della medaglia d’oro devono essere tolte in modo semplice e civile: togliere dall’elenco degli eroi della resistenza i nomi di coloro che eroi non sono stati. Ormai hanno affrontato un giudizio più alto del nostro, e il coraggio della verità deve prevalere: anche certi archivi della sinistra imolese dovrebbero essere aperti.
La verità è sacra e sacra la storia che narra la verità: la storia allora aiuta a giudicare fatti e persone ed è maestra di vita.
È per questo che, dopo tanti anni, non riesco a festeggiare serenamente determinate date: la mia storia me ne dà diritto e motivazione.

Bianca Cavulli