Ue, cambio di marcia

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Caro Direttore, da oltre 60 anni contiamo i passi nell’Unione europea. Il 23-26 maggio prossimo siamo convocati a votare il rinnovo del Parlamento europeo, successivamente alla prima elezione a suffragio universale e diretto, 40 anni fa . Nel dicembre 2017 la Commissione europea ha predisposto un programma impegnativo che comprende aumento dell’occupazione, della crescita e degli investimenti. Nella dinamica complessiva dell’economia globale, in presenza di una non ristretta sfiducia dell’opinione pubblica italiana nei confronti delle istituzioni europee, i cittadini dell’Unione si devono interrogare sul presente e sul futuro dell’Unione europea, magari contribuendo a proporre idee per il bene comune, in uno scenario pubblico sempre più frammentato e debole, agitato tra crisi dei partiti tradizionali e “varietà” di soggetti politici, di destra o di sinistra, che si presentano populisti o sovranisti. Il turno elettorale europeo è occasione per meditare non con la forza della violenza ma “con le idee e il metodo della ragione”, per consolidare nella pace il cammino intrapreso, come ricordiamo di aver letto anche in un libro edito nel 2015: “L’Europa è innanzitutto principi e valori di civiltà, ma questi non devono essere offuscati da eccessi burocratici, da contraddizioni nel processo di evoluzione dell’Unione europea, da norme che favoriscano popoli a scapito di altri… L’euro, in particolare, dà fastidio a chi nel mondo preferirebbe non dover competere con una moneta che può essere una valida alternativa anche come moneta da riserva, quale non era certo la vecchia lira… Anzi il problema è che l’Europa è troppo debole nelle relazioni internazionali sulle quali prevalgono ancora le scelte o le non scelte degli Stati nazionali”.

b.p. barni