Insegnamento della religione cattolica e concordato

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Ci sono ricorrenze che rivestono una importanza particolare e che di fatto hanno suscitato e continuano a suscitare discussioni importanti per l’intera società e anche per la Chiesa. È pur vero che, a volte, le affermazioni che si fanno in tali circostanze degenerano in polemiche e dialettiche ideologiche che contribuiscono solo a radicalizzare contrapposizioni distruttive, ma si tratta di un rischio che può diventare anche occasione di una crescita di consapevolezza e di costruttività per il bene di tutti.
L’11 febbraio del 1929 il cardinale Pietro Gasparri e Benito Mussolini firmavano quelli che sono universalmente noti come ‘Patti Lateranensi’, poi modificati il 18 febbraio 1984, in particolare per quanto riguarda l’insegnamento della religione cattolica (Irc) che, contrariamente a quanto affermava l’accordo del 1917, non è più obbligatoria. Infatti all’atto di iscrizione si può scegliere di non avvalersene, orientandosi su scelte parallele o addirittura astenendosi.
Si tratta di un cambiamento importante nel quale diventa più evidente che il processo verso una concezione della vita sociale rispettosa di tutte le concezioni della vita stessa non avviene appena per la proclamazione di una legge ma solo attraverso un cammino che non si potrà mai considerare terminato, perché sempre bisognoso di una più profonda e vera attuazione. E questo riguarda non solo lo Stato e le sue leggi, ma anche i cittadini, qualunque sia il loro orientamento culturale e il loro compito sociale. In particolare per quanto riguarda l’Irc è evidente che si tratta di una delle ‘materie’ più difficili sia per il suo contenuto specifico sia per il non facile contesto educativo nel quale tale insegnamento viene svolto. Chiunque abbia a che fare con il processo educativo sa benissimo che i principi e i contenuti, sempre necessari, non bastano a formare delle vere personalità.
È sempre più evidente che il contenuto si trasmette attraverso il fascino di chi lo propone. Per questo non si può considerare l’Irc semplicemente come una trasmissione di dottrina, ma piuttosto come un ‘terreno’ di dialogo che solo una vera esperienza umana rende possibile. Le difficoltà derivate dal non facile contesto culturale, che è davanti agli occhi di tutti, sono una interessante provocazione che anzitutto i docenti possono e devono raccogliere. D’altra parte è pure importante che agli insegnanti di religione sia riconosciuta la pari dignità rispetto al resto del corpo docente anche per quanto riguarda il trattamento economico e istituzionale. E forse, anche su questo aspetto, i passi da fare sono ancora molti.

Don Pierpaolo Pasini – Direttore Ufficio diocesano per la pastorale scolastica