All’Annunziata un patrimonio d’arte per la città

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Dipanare la vicenda sette volte secolare del complesso architettonico dell’Annunziata di Imola significa in larga misura ripercorrere ampi spazi temporali della storia ecclesiale cittadina in età moderna e contemporanea.
L’area ricompresa tra le attuali vie Fratelli Bandiera, Caterina Sforza, Santa Apollonia e piazzale Giovanni dalle Bande Nere, nel corso del tempo è stata oggetto di poderosi interventi urbanistici, che ne hanno a più riprese rimodulato il profilo, sino a giungere alla configurazione attuale. Tutte le opere realizzate sono la trasposizione architettonica di strategie, prospettive e decisioni fondate su potenti afflati ecclesiali, civili e sociali, di cui la storia imolese è singolarmente ricca. Così negli ultimi lustri del Cinquecento la scelta di Faustina Macchirelli, vedova Carradori, di erigere un monastero cappuccino, porta la nobildonna a impegnare il suo cospicuo patrimonio personale per acquisire la proprietà delle plurime unità catastali in cui era suddivisa l’area considerata, ristrutturando gli immobili presenti ed erigendone altri ex novo, con una azione edificatrice che prosegue anche dopo la sua morte nel 1601, con interventi anche nel secolo XVIII. Il monastero prospera sino ai primi anni dell’Ottocento, quando le soppressioni napoleoniche sradicano la comunità monastica, che riprenderà vita unitamente a quella delle clarisse nel vicino monastero di Santo Stefano. Segue una breve presenza del seminario diocesano, approssimativamente tra il 1807 ed il 1823, cui si sovrappone parzialmente l’erezione a sede parrocchiale sussidiaria durante la dominazione napoleonica, il complesso architettonico diviene sede del conservatorio delle Alunne di San Giuseppe sino alle soglie del secolo XX, quando nuovi afflati ideologici e politici lo tramutano in orfanotrofio femminile, cui si affiancano un educandato, scuole interne, esterne e professionali.
Dal 1873 al 1902 tra le sue mura sorge e fiorisce la congregazione religiosa femminile delle Ancelle del Sacro Cuore di Gesù sotto la protezione di San Giuseppe. Negli ultimi decenni del secolo XX diviene sede di istituzioni scolastiche statali e in seguito di altri enti socialmente rilevanti del territorio imolese. Il susseguirsi di una pluralità di enti ha indotto ripetuti interventi urbanistici, per adattare la struttura del complesso architettonico alle mutate esigenze degli enti che vi risiedono. Forse per l’ampiezza del periodo da considerare, la complessità delle sue vicende e la frammentazione delle fonti archivistiche il complesso dell’Annunziata non è stato sinora oggetto di un’indagine complessiva, volta a ricostruirne in modo articolato la storia plurisecolare, dopo l’agile sintesi Il Conservatorio delle Donzelle nel convento della SS. Annunziata a Imola, a cura di Monica Bietti e Giampiero Cammarota, Bologna, Nuova Alfa Editoriale, 1985.
La ricerca eseguita si articola in tre parti, facendo così rivivere le tre anime del palazzo: monastero, orfanotrofio ed ente assistenziale. La prima, riguardante la storia delle istituzioni ecclesiali e civili legate al complesso, limitamente al periodo di loro residenza, è suddivisa in quattro capitoli che ne ripercorrono diacronicamente le vicende. La seconda parte ricostruisce il formarsi e l’evolversi del complesso architettonico. La terza parte descrive le principali opere d’arte pertinenti al complesso, ripercorrendone le vicende e le collocazioni anche all’esterno di esso.