Bilancio Diocesi 2017, accountability e trasparenza

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Con l’occasione della pubblicazione del rendiconto economico della Diocesi di Imola dell’anno 2017 abbiamo intervistato l’Economo della Diocesi, il rag. Giuseppe Marani, per confrontarci con lui su alcuni aspetti che emergono dalla lettura dei dati e sulle linee di azione intraprese.

Accountability e trasparenza sono termini che sempre di più vengono utilizzati nell’analizzare la gestione delle diocesi e degli enti ecclesiali. Cosa raccontano i dati di questo rendiconto?
Per cominciare dobbiamo puntualizzare che il bilancio dell’Ente Diocesi non vuol dire il bilancio dell’intera diocesi: alcuni uffici di pastorale godono di un buon grado autonomia gestionale, le parrocchie, le fondazioni di culto e altri enti hanno un proprio bilancio, quindi i dati economici che vediamo non sono quelli di un bilancio consolidato. L’accountability poi non riguarda solo il rendere conto alla comunità della gestione economica ma anche di fare emergere cosa genera la presenza della Chiesa nel nostro territorio: scopo della Chiesa è la diffusione della fede ma la sua presenza si trasforma in educazione, azione caritativa, sussidiarietà nei confronti dello Stato, valorizzazione del patrimonio culturale, presenza sul territorio, supporto alle famiglie e agli anziani, creazione di legami sociali e molto altro che i numeri difficilmente descrivono.

Guardando un rendiconto economico e raffrontandolo con i dati del 2016 non possiamo non parlare di numeri. Quali voci hanno inciso maggiormente sull’andamento dell’anno?
La gestione ordinaria è da anni fortemente condizionata da mancati ricavi dalla locazione di immobili: in particolare diversi inquilini risultano morosi e alcuni anche per somme importanti e questo ha contribuito a mantenere un forte sbilancio nella gestione ordinaria (-145.825). Basti pensare che i ricavi non registrati, per un principio di prudenza, per i canoni di locazione dovuti per gli anni 2017 e precedenti avrebbero portato il risultato globale ad un avanzo di gestione, invece che ad una perdita complessiva di oltre 80.000 euro.
Poi, come già abbiamo avuto modo di sottolineare negli ultimi due anni in cui abbiamo pubblicato il rendiconto della Diocesi le componenti straordinarie hanno ancora un’incidenza essenziale nel mantenere in equilibrio la nostra gestione globale.
Quest’anno la gestione straordinaria ha portato un risultato positivo (63.448), molto inferiore a quello dell’anno passato. Fra le voci straordinarie in maggior flessione quelle derivanti dai tributi che gli Enti collegati alla Diocesi versano a fronte di atti di straordinaria amministrazione (come ad esempio donazioni e lasciti) e da altri contributi di carattere straordinario.

Come farà fronte alla perdita la Diocesi?
Attingeremo al fondo di riserva generato dagli avanzi di gestione degli anni passati. Proprio con la pubblicazione degli ultimi bilanci alcune osservazioni intra ed extra ecclesiali vertevano proprio sul fatto che la Diocesi non dovrebbe avere un utile di gestione: una prospettiva “ideale” che però non fa i conti con le fluttuazioni a cui la nostra gestione è sottoposta. È proprio grazie agli avanzi di gestione che non dobbiamo andare ad incidere sul patrimonio del nostro Ente, un patrimonio consegnatoci da anni di storia e che abbiamo la responsabilità di custodire per perseguire le finalità di culto, pastorale e di carità della Chiesa.

Quali azioni sta attuando per migliorare la propria gestione ordinaria e portarla verso l’equilibrio?
Stiamo portando avanti importanti interventi sul patrimonio immobiliare della Diocesi per ottimizzarne l’utilizzo. Abbiamo in questi anni investito risorse sia economiche ma anche di personale per migliorarne la gestione: certo sono aumentati i costi perché purtroppo per molti anni sono stati fatti interventi minimali, a volte in emergenza, ma questo impiego di risorse ci ha permesso di effettuare un migliore monitoraggio soprattutto dell’uso degli immobili e dei rapporti con gli utilizzatori finali e fare emergere lo sbilancio di cui già ho parlato: morosità molto frequenti (in quasi il 50% dei rapporti in essere) a volte anche per importi considerevoli, il riscontro che inquilini hanno deteriorato le unità abitative a loro concesse in uso fino a renderle inutilizzabili. Il Consiglio Diocesano per gli Affari Economici ci ha dato indicazioni chiare in merito: attuare progetti caritativi organici e condivisi per fare fronte all’emergenza abitativa in collaborazione con la Caritas ma anche agire con maggiore giustizia nel trattare i casi “problematici”, senza trascinare le situazioni.

Maggiore giustizia è una bella espressione per nascondere azioni decise della Diocesi nei confronti di inquilini morosi?
Giustizia significa definizione di piani di rientro con inquilini morosi, recupero crediti da chi se ne è andato lasciando debiti importanti, potrà voler dire anche in alcuni casi, se non ci saranno altre possibilità, l’avvio di procedure atte alla liberazione degli immobili. Di fronte all’impegno e il sacrificio di diversi nostri inquilini nel mantenere gli impegni, non possiamo fare finta di nulla rispetto a chi se ne approfitta o, continuare a fare pesare sulla Diocesi, senza un progetto condiviso, situazioni talmente gravi di fragilità da rientrare nei casi per i quali è responsabilità degli enti pubblici affrontare la situazione.

Sul fronte dell’emergenza abitativa effettivamente la Diocesi ha già portato a termine importanti progetti, vero?
Sì a luglio abbiamo completato il primo stralcio del progetto “Emergenza Abitativa” che ci ha permesso di riqualificare completamente un comparto di Palazzo Monsignani e in primavera abbiamo anche avviato una seconda fase con la rifunzionalizzazione di altre unità immobiliari sempre con finalità caritative: ad oggi sono undici le abitazioni concesse in uso all’Associazione Santa Maria della Carità, che è il “braccio operativo” della Caritas. Siamo soddisfatti ma molto c’è ancora da fare!

Un pensiero finale?
“Grazie!”. Sembra quasi “assurdo” dirlo con un anno in forte perdita. Ma non possiamo non dimenticare che la nostra Diocesi e le nostre parrocchie si reggono ogni giorno per la generosità dei fedeli (e non): dalle firme per l’8 per mille che permettono anche nel nostro territorio di portare avanti innumerevoli progetti alle donazioni (quelle “piccole” e ordinarie delle questue domenicali e quelle straordinarie di lasciti e donazioni) arriva quanto necessario per portare avanti l’opera della Chiesa in questo tempo. La Provvidenza opera ancora, ne possiamo dare testimonianza.