All’Estate Ragazzi i valori della fede si scoprono giocando

49

Che bene c’è? Alle elementari come alle medie, nello studio come nel mondo del lavoro, l’età conta poco, questa domanda tocca il cuore di chiunque e costringe chi se la pone a tenere gli occhi ben aperti. La sfida posta dall’equipe che ha organizzato l’Estate Ragazzi 2018 in diocesi è questa: scorgere il buono nella realtà che ci viene offerta. Non a caso l’immagine nelle magliette degli educatori è un ragazzo armato di binocolo che guarda lontano, come a cercare una positività insita, talvolta nascosta, nelle cose (nella foto a destra).

Un metodo vincente
Si possono iscrivere ragazzi dalle elementari alle medie. Per quelli delle superiori è prevista la proposta dell’educatore. Il lavoro di raccordo tra tutte le realtà – 16 nella nostra diocesi per un totale di più di mille ragazzi seguiti – viene svolto dall’equipe della Pastorale giovanile diocesana. Ne fa parte Marco Garbuglia che da un paio d’anni è anche il responsabile di tutta l’Estate ragazzi a livello diocesano. «Abbiamo realtà molto diverse tra loro – ci spiega – ma tutte fanno almeno due settimane di Estate Ragazzi. Rispetto agli anni scorsi abbiamo mantenuto lo schema generale: la scoperta da parte dei ragazzi di dieci parole. Amicizia collaborazione, perdono… avendo cinque giorni a settimana viene insegnata loro una parola al giorno che corrisponde ad un valore di vita cristiana». Il tema di fondo è sempre una macroparola che include tutte e dieci le parole su cui si lavorerà nelle settimane di Estate Ragazzi. L’anno scorso era la sequela, quest’anno il concetto del bene, come spiegato.
Il lavoro messo in campo non è di poco conto. Per la prima parte dell’anno, da settembre a dicembre, ci si confronta sull’estate appena trascorsa. Tra dicembre e gennaio viene elaborato e lanciato il progetto generale che riguarda l’Estate Ragazzi. Dall’anno scorso, poi, si tengono anche momenti di formazione: da Reggio Emilia vengono in diocesi delle persone che formano gli animatori. Da Imola a Lugo la partecipazione è aumentata notevolmente e dai due incontri dello scorso anno si è passati ai quattro dell’anno in corso. La formazione, che coinvolge ragazzi delle superiori e dei primi anni dell’università, ha raggiunto una settantina di persone circa. «La proposta di questi formatori è stata azzeccata perché hanno avuto delle modalità innovative per cui tutti si divertono e imparano metodi educativi importanti. Vista l’utilità penso li ripresenteremo anche l’anno prossimo» preannuncia Garbuglia.

Elementari e medie
Ma che si fa durante il giorno? La giornata tipo è a discrezione di ogni realtà. Nel progetto stilato durante l’anno dall’equipe viene consigliato un laboratorio, un’attività e un gioco per ogni parola, mantenendo la divisione tra elementari e medie. In più tutte le realtà hanno un paio di giornate di uscita durante la settimana: mare, piscina o un parco sono le più gettonate. La difficoltà del progetto sta nel calarlo in tutte le realtà. La Pastorale Giovanile è ben consapevole che per quantità di ragazzi e spazi a disposizione, ci sono situazioni molto diverse. Per questo motivo le indicazioni non sono vincolanti ma rappresentano delle proposte, sta al gruppo educatori accettarle o meno. «Mettiamo sempre nel progetto anche una preghiera, o un commento alla parola, tratto dal Vangelo o dalla Bibbia, perché è una esperienza che nasce dalla Chiesa e deve essere un segno distintivo dell’esperienza» sottolinea Garbuglia.
L’Estate Ragazzi, negli anni scorsi, aveva sempre una certa drammatizzazione, ovvero c’era un film chiave attraverso il quale si giungeva a capire le parole. Nel tempo questo collegamento si è pian piano affievolito ed è stata lasciata libertà agli educatori di scegliere una storia qualsiasi. «Noi abbiamo proposto quattro cartoni animati – Lilo e Stitch, I Croods, Il viaggio di Arlo e Oceania – ma poi sta ad ogni realtà scegliere e interpretarli, consapevoli che nei cartoni proposti si possono rintracciare modelli di vita cristiana».

Educatori: carità a servizio degli altri
La modalità di crescita umana pensata per i ragazzi delle superiori consiste nell’essere animatori o educatori. Si è uno piuttosto che l’altro in base all’esperienza maturata estate dopo estate. Nei primi due anni solitamente si è animatori, i ragazzi più grandi invece sono chiamati educatori. In particolare la valorizzazione dei giovani è vista come un gesto di carità nei confronti dei più piccoli. Non si può parlare di gerarchia perché alla base di tutto vige un ascolto reciproco che fa maturare entrambi. «Abbiamo puntato molto sull’ascolto reciproco per due motivi. Innanzitutto perché gli animatori potessero tirare fuori idee nuove proponendole ai loro responsabili. Dall’altra parte i più giovani devono ascoltare l’educatore perché è una persona più matura e può dare dei consigli utili basati sulla sua esperienza. Ci vuole molta coesione da parte di entrambi – continua Garbuglia -. Ho sempre visto, in tutti gli ambiti, che se un “superiore” ha un’attenzione ed una fiducia verso chi sta al gradino sotto, allora ne beneficiano tutti. Sia chi deve seguire sia chi deve indicare la strada. Questo è vero a livello lavorativo ma anche in ambito educativo. Se tu porti entusiasmo, serietà, valori agli educatori allora loro stessi vivranno in quel determinato modo e più facilmente li trasmetteranno ai ragazzi. In questi tempi è ancora più vero perché non c’è più la pazienza di ascoltare. I ragazzi sono continuamente circondati da segnali sempre più veloci. Questa velocità ha compromesso la pazienza e a livello educativo si fa sentire: vogliono tutto subito».
«Quest’anno abbiamo insistito molto sulle dieci parole con animatori ed educatori. Ad esempio, se dovessi proporre la parola testimonianza, prima di tutto devo chiedermi: che cos’è? Cosa faccio io nella mia vita per testimoniare? Il discernimento su queste domande ti porta ad elaborare un modo per stare con i ragazzi» conclude.
Con l’Estate Ragazzi ci si annoia poco. Giovani o giovanissimi non fa differenza: seppur diversa la proposta è per tutti.

Davide Santandrea